L’Arabia Saudita di Raja e Shadia Alem debutta alla Biennale di Venezia

Due visioni del mondo, prima e dopo la luce, due città ricche di storia, La Mecca e Venezia, accumunate dalla potenza della memoria. Un incontro intimo, particolare, frutto della simbiosi creativa di due sorelle, una scrittrice e l’altra artista, chiamate ad omaggiare il loro paese, l’Arabia Saudita, al suo debutto alla 54esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Raja e Shadia Alem le protagoniste di quest’intensa collaborazione che porta in laguna un’installazione particolare, “The Black Arch” (L’arco nero). Ambientata alla Mecca, dove le due sorelle sono cresciute negli anni Settanta, l’opera parte dai racconti delle zie e delle nonne delle due artiste, per diventare palcoscenico privilegiato sul quale proiettare la memoria collettiva. Principio basilare il Nero, assenza di colore e rappresentazione fisica al contempo, per ritornare ad un passato vivificato dai ricordi. Le sagome nere delle donne saudite, il telo nero della Ka’ba, la casa di Dio, la Pietra Nera che, secondo la credenza, ha accresciuto la conoscenza: elementi unificatori di una visione del mondo in cui io e altro si fondono e confondono di continuo. Una narrazione a due voci che trae ispirazione da Marco Polo e da un viaggiatore del XIV secolo, Ibn Battuta, per creare un ponte tra culture diverse tramite il viaggio. «Ho provato il desiderio di seguire l’esempio del protagonista del “Milione” – ha spiegato Shadia – portando la Mecca a Venezia tramite oggetti provenienti dalla mia città: un Arco Nero, una città cubica, una manciata di ciottoli di Muzdalifak». Due centri cosmopoliti, di grande ispirazione, che si confrontano con la realtà del comportamento e della semplicità quotidiana degli esseri umani. Ad unirli, il background artistico originale, tutt’altro che tradizionale di Raja e Shadia che, dopo un periodo di formazione classica e letteraria, hanno arricchito le loro conoscenze viaggiando in lungo e largo per il mondo, mutuando spunti interessanti da mostre, conferenze e confronti con culture e civiltà eterogenee.

Valentina De Simone