Referendum: Berlusconi non vota e l’opposizione insorge

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha deciso di rompere gli indugi. Incalzato ieri dai giornalisti sui referendum: “Non penso che andrò a votare”, ha risposto il Cavaliere. Una dichiarazione attesa e anticipata (in qualche modo) da quegli ‘”inutili” con cui il premier liquidò, qualche giorno fa, i quesiti referendari, considerandoli ininfluenti alla tenuta del suo governo. “Ce ne faremo una ragione”: è stato il commento del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, all’annuncio dell’astensione da parte del presidente del Consiglio. Alla sua voce si sono unite anche quelle di Antonio Di Pietro, Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola, strenui sostenitori delle ragioni referendarie.

Un’astensione annunciata – “Non penso che andrò a votare. È diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum”. Con queste scarne parole, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha posto ieri fine al toto scommesse sulla sua possibile partecipazione alla consultazione popolare di domenica e lunedì prossimi. Come prevedibile, il Cavaliere ha, infatti, anticipato l’intenzione di astenersi, ostacolando di fatto il raggiungimento del quorum. Un annuncio che ha subito innescato una reazione a catena tra i leader dell’opposizione, svelti nel rimarcare la loro distanza dalla posizione del capo del Governo.

La palla agli italiani – “Se non va a votare lui, ci andranno gli italiani – ha commentato Pier Luigi Bersani – Vedo le difficoltà, ma sono fiducioso: siamo a un passo dal quorum. Con il rush finale siamo a un passo dal miracolo. Il voto è nel merito dei quesiti – ha precisato il segretario del Pd – non pro o contro Berlusconi”. Più caustico il commento di Antonio Di Pietro: “Mentre Napolitano, garante della Costituzione, ricorda che andare e a votare è un dovere – ha sottolineato l’ex togato – il premier, che pure dovrebbe conoscere la Costituzione e rispettarla, diserta le urne come fa solo chi non ama e non rispetta la democrazia, chi non vuole essere giudicato dagli elettori perché li teme e li disprezza”.

L’appello di Vendola – Il leader di Sel, Nichi Vendola, ha invece scelto di affidare a Facebook il suo commento sull’importanza della partecipazione referendaria: “Mobilitiamoci – ha scritto il governatore – per liberare l’Italia dall’incubo delle centrali nucleari, impedire la cattiva avventura della privatizzazione delle reti idriche, cancellare la vergogna della privatizzazione della giustizia costruita attraverso 36 leggi ad personam. Care amiche e amici – ha insistito Vendola – non perdiamo neanche un minuto, non distraiamoci neanche un secondo”.

Casini e la sbornia demagogica – Mentre il centrista, Pier Ferdinando Casini, ha preferito ricorrere all’ironia: “Berlusconi non vota? – ha detto – Ce ne faremo una ragione. Anzi, forse questo è il motivo per cui noi andiamo”. Per quanto, il leader dell’Udc, non abbia mancato di denunciare alcune criticità: “Nei quesiti referendari – ha notato – c’è una grande sbornia di demagogia. Con la demagogia forse si può vincere un referendum ma non si può governare il Paese. Il Terzo Polo comunque – ha puntualizzato Casini – dice agli italiani di andare a votare. In un momento in cui la gente si allontana dalla politica – ha concluso – noi dobbiamo dare un segnale positivo e dire di non abbandonarci all’apatia ma di sporcarci le mani”.

Maria Saporito