Bimbo muore in ospedale. Padre mette su Facebook foto del medico

Pescara. Mario Alinovi ha deciso di farsi giustizia da solo e non aspettare più la giustizia italiana. L’uomo, che ha perso il figlio di tre mesi due anni fa in un ospedale a Pescara, dopo un intervento definito dai medici di “routine”, ha deciso di mettere alla gogna il medico ritenuto colpevole. Sulla propria pagina di Facebook, Mario Alinovi ha, infatti, pubblicato la foto del medico con sotto la scritta “Se li conosci li eviti…il medico della morte”.

L’indagine. Il medico dopo la morte del piccolo Paolo è indagato dalla Procura di Pescara per omicidio colposo perché avrebbe atteso troppo ad intervenire e avrebbe fatto al piccolo paziente un’iniezione sbagliata. Insieme a lui sono indagati dieci sanitari, ma nessuno è ancora stato condannato dal tribunale. Se dalla giustizia italiana ancora non arriva nessuna sentenza, in poche ore sul famoso social network la sentenza è arrivata unanime: “assassino”, “vergognanti”, “che ti ridi… ” e altri commenti espliciti nei confronti del medico.

“Voglio solo giustizia”. Il segretario generale dell’Anaao-Assomed, Costantino Troise ha dichiarato <<Capisco il dolore, ma bisogna saper attendere l’esito del giudizio penale. Non possiamo arrivare a questi estremi. Così, si indebolisce una categoria. Già l’uso della denuncia penale pare diventata una prassi, che ha l’unico risultato nel bloccare altri medici che davanti a decisioni delicate non si assumono responsabilità su interventi che possono essere utili seppure rischiosi. E, se al quadro generale, aggiungiamo anche la gogna su Facebook siamo alla barbarie…>>. Il padre di Paolo, dal canto suo replica <<La gogna mediatica? Ci sono tre perizie che spiegano che questo medico, la notte in cui mio figlio era ricoverato in ospedale, seppur avvisato, ha aspettato un’ora per intervenire e poi ha somministrato un farmaco che ha solo aggravato la situazione. La perizia del consulente della procura si conclude con queste parole: una incomprensibile attendismo diagnostico e di conseguenza terapeutico ha causato la morte del bimbo. Per lui e gli altri indagati abbiamo anche chiesto la sospensione dal servizio, invece sono tutti ancora lì a lavorare con i bambini>>.