La “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca torna nella sua città

Dopo il restauro che l’ha riportata agli antichi splendori, uno dei più celebri dipinti al mondo, la “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca tornerà nella sua città, dove dal 18 giugno al 10 luglio sarà la protagonista di un grande evento espositivo. Per tre settimane il capolavoro, raffigurante una Madonna con il divinus puer in braccio e a fianco due angeli, farà il suo ritorno nella città dove è stato esposto per diversi secoli e sarà collocato in un ambiente assolutamente coerente dal punto di vista culturale, quale appunto quello del piano nobile della Rocca Roveresca di Senigallia. Uno spazio architettonico importante che, per molti aspetti, richiama l’ambiente in cui l’opera è nata, regalando allo spettatore una contemplazione ricca di suggestione.
«La città accoglie il ritorno a casa di un capolavoro assoluto del Rinascimento e di una delle opere più conosciute al mondo – ha dichiarato con soddisfazione il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi – l’organizzazione di questo importante evento culturale ha seguito un percorso articolato sia nella progettazione che nella comunicazione in sinergia con numerosi partner».

Commissionato probabilmente in occasione del matrimonio tra Giovanni Della Rovere, nipote di Papa Sisto IV che gli concesse Senigallia in vicariato, e la figlia di Federico da Montefeltro, Giovanna, il dipinto è arrivato nella cittadina marchigiana negli ultimi decenni del Quattrocento. Conservata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie fino al 1917, l’opera è stata poi spostata al Palazzo Ducale di Urbino per motivi di sicurezza. Protagonista di diversi furti, l’ultimo dei quali risale al 1975, quando furono trafugate anche “La Flagellazione” di Piero della Francesca e “La Muta” di Raffaello, ritrovate l’anno dopo a Locarno, la “Madonna di Senigallia” fa finalmente il suo rientro a casa, grazie all’importante evento espositivo.
Organizzata in diverse stanze tematiche che consentono al visitatore di cogliere varie chiavi di lettura prima di arrivare all’incontro con il dipinto, la mostra costituisce un’occasione unica per ammirare il capolavoro di Piero della Francesca fuori dal suo abituale contesto urbinate, collocato nel suo ambiente di appartenenza, in comunione simbiotica con l’identità del territorio circostante. «Gli spazi della Rocca ricordano quelli in cui nacque il dipinto – ha sottolineato Gabriele Barucca, della Soprintendenza di Urbino e curatore del catalogo – la scelta vuol essere anche un volano per una riscoperta della Rocca stessa».

Valentina De Simone