Tremonti frena Berlusconi: no alla riforma fiscale

Non c’è da preoccuparsi, la crisi è finita. La riforma del fisco? Pronta prima dell’estate!
Promesse di routine fatte dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi appena due giorni fa in occasione di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.
Promesse purtroppo smentite, già oggi, dal ministro del Tesoro Giulio Tremonti.
“Il tempo della prudenza non è finito. Ci sono fattori di crisi ancora in essere”.
E la riforma del fisco? “Non può certo essere realizzata in deficit”.
Come a dire che, alla fine, non se ne riparlerà prima di qualche mese.

Tremonti da Confindustria, studieremo la riforma – Giulio Tremonti, intervenuto questa mattina al convegno dei giovani di Confindustria che si sta tenendo a Genova, ha spiegato che “l’innalzamento delle aliquote Iva per trasferire la tassazione dalle persone alle cose, è una questione che dobbiamo studiare”, e un possibile elemento chiave della riforma fiscale promessa dal Governo che, tuttavia, non è possibile approvare oggi.
“Abbiamo alcuni vincoli il primo è il bilancio. – ha spiegato il ministro – Non possiamo fare riforme in deficit, non possiamo fare una riforma che crea deficit”.
“La crisi non è finita. Credo che sia il caso di fare ragionamenti di precauzione e prudenza perché il tempo della prudenza non è finito. – ha proseguito – I fattori di instabilità e di crisi che si sono manifestati 3-4 anni fa sono tutti in essere”.

Le reazioni della CGIL – A Tremonti ha risposto, a margine di un convegno di Unicoop Firenze, la segretaria generale della CGIL Susanna Camusso.
Secondo il sindacato di Corso Italia “Tremonti ha ragione, la crisi morde ancora e serve prudenza ma non lo deve dire a noi, che per due anni abbiamo cercato di dire che c’era la crisi, mentre loro ne negavano l’esistenza“.
“Sul ridurre le tasse alle imprese noi siamo d’accordo se parliamo di investimenti e di attivita’ produttiva. Se l’idea e’ che invece bisogna anche difendere rendite, patrimoni immobiliari e transazioni non siamo d’accordo”.
“Si scelga la direzione in cui si va – ha concluso la Camusso – e si dica se l’unico costo della crisi è quello che pagano lavoratori, pensionati e disoccupati”.

I dati della crisi – Intanto proprio la CGIL, questa mattina, ha pubblicato i risultati di un’elaborazione condotta sui dati INPS da cui emergono, nel mese di maggio, oltre 103 milioni di ore di Cassa Integrazione (+12% su aprile), equivalenti a circa 500.000 lavoratori a zero ore fermi.
A causa del fermo di molte aziende, sempre secondo lo studio CGIL, il taglio del salario nel complesso in questi primi 5 mesi del 2011 ammonterebbe a un miliardo e 650 milioni di euro pari a 3.300 euro persi per ogni lavoratore.

Mattia Nesti