Pescara, attacca su facebook medici e giudici

Su Facebook attacca il medico. Ha messo in rete una campagna per attaccare i medici e i giudici. Così Mario Alinovi, padre di un bimbo di tre mesi morto in un ospedale di Pescara nel luglio 2009, ha deciso di farsi giustizia da solo e non aspettare più la giustizia italiana. Su Facebook, il social network più conosciuto del momento, ha pubblicato la foto  del medico ritenuto (secondo lui) colpevole, con sotto la scritta “Se li conosci li eviti…il medico della morte“, accompagnata da nome e cognome. La vicenda ha fatto impressione e gira su tutti i siti, sta diventando un caso ormai incontenibile. Sul profilo Facebook dell’uomo (aperto a tutti i navigatori e condivisa con duemila e cinquecento contatti) impazzano le sentenze e i commenti degli utenti nei confronti del medico: “assassino”, “vergognati”.

Il caso risale al 2009. Il piccolo Paolo, questo il nome del bambino, perse la vita in un intervento che doveva essere di “routine“, e divenne invece una tragedia. C’è un’inchiesta aperta per omicidio colposo e una decina di medici sono indagati, ma questo non basta per placare il dolore di Alinovi, che nella vicenda non vede chiaro econtinua a diffondere allusioni nei confronti di tutti, anche dei magistrati. Nessuno è ancora stato condannato dal tribunale, anche se secondo l’accusa i medici avrebbero atteso troppo ad intervenire e avrebbe fatto al piccolo paziente un’iniezione sbagliata. Dopo due anni di indagini difficili tra perizie e contro-perizie, si attende che i magistrati si pronuncino su una eventuale richiesta di rinvio a giudizio, per poi passare davanti al giudice per le udienze preliminari, che dovrà stabilire, definitivamente, se questi medici vadano (o meno) processati per la morte del bimbo.

Per i medici è una “gogna mediatica”. Per i medici Mario Alinovi ha trasformato il fatto in una “gogna mediatica“. Almeno a sentire ciò che della vicenda pensa l’Anaao-Assomed, il sindacato dei medici. In realtà il padre del bimbo, da mesi pubblica su Facebook stralci delle perizie e notizie delle indagini, riprese dai giornali e dai documenti dei quali è entrato in possesso. E replica così: “La gogna mediatica? Ci sono tre perizie che spiegano che questo medico, la notte in cui mio figlio era ricoverato in ospedale, seppur avvisato, ha aspettato un’ora per intervenire e poi ha somministrato un farmaco che ha solo aggravato la situazione. La perizia del consulente della procura si conclude con queste parole: una incomprensibile attendismo diagnostico e di conseguenza terapeutico ha causato la morte del bimbo. Per lui e gli altri indagati abbiamo anche chiesto la sospensione dal servizio, invece sono tutti ancora lì a lavorare con i bambini“. Caustico il segretario generale dell’Anaao-Assomed, Costantino Troise: “Capisco il dolore, ma bisogna saper attendere l’esito del giudizio penale. Non possiamo arrivare a questi estremi”.

Adriana Ruggeri