14 giugno: Giornata Mondiale della Donazione del Sangue

Giornata Mondiale della Donazione del Sangue. “Più sangue più vita”. Sotto questo slogan si svolgerà domani, martedì 14 giugno, la Giornata nazionale del sangue. Un giorno non causale, ma scelto per rendere omaggio a Karl Landsteiner, il biologo americano che circa un secolo fa ha individuato i gruppi sanguigni ed, insieme ad Alexander Solomon Wiener, il fattore RH. La Giornata Mondiale, istituita nel 2004 dall’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) è stata realizzata in collaborazione con la Croce Rossa Internazionale ed altre associazioni di categoria.

Buoni risultati in Italia. L’Italia da qualche anno ha già raggiunto l’autosufficienza in materia ematica: si effettuano ogni 12 mesi circa 2.600.000 donazioni di sangue intero e 500.000 in aferesi (ovvero di un solo suo componente). Ma non per questo c’è sempre disponibilità in caso di emergenza e di bisogno immediato. Nonostante le nuove tecnologie intra-operatorie (e non) che aiutano a “consumare” solo gli elementi necessari, a non fare sprechi e ad utilizzare al massimo le sacche di sangue raccolte, esistono ancora dei problemi: d’estate si registra un calo delle donazioni e alcune regioni devono chiedere il sangue alle regioni vicine per le emergenze. 

Il messaggio del Papa. Il Papa Benedetto XVI durante la sua omelia di domenica ha ricordato che <<I donatori contribuiscono, in modo silenzioso, ad aiutare i fratelli in difficoltà. Invito i giovani a seguire il loro esempio>>. Un messaggio importante per gli italiani visto che dai dati comunicati dalle associazioni emerge l’aumento del numero dei donatori attivi di sangue immigrati. I donatori italiani sono quasi 1.700.000, pari al 4,4% della popolazione in età potenzialmente idonea, mentre quelli immigrati sono circa il 10%. <<I donatori immigrati crescono – spiega Giuseppe Munaretto, presidente della Fidas di Vicenza – e fra loro ci sono molti albanesi, marocchini. Spesso si avvicinano spontaneamente, altre volte vengono portati in associazione e poi, a loro volta, chiamano altri connazionali. Anche questo è un segnale importante, che deve essere coltivato perche’ la loro presenza significa nuova linfa al volontariato>>.

Daniela Ciranni