Gheddafi: non rinuncerò ad alcuna posizione.

“Non sono né primo ministro né presidente né re. Non occupo alcun posto in Libia e dunque non devo rinunciare ad alcuna funzione”. Con queste parole Muammar Gheddafi risponde a chi, nel Paese e in occidente, preme orami da tempo per la sua destituzione. Nessuna soluzione definitiva, quindi, in una guerra libica che dura ormai da quattro mesi.
Quanto ha detto ieri il rais, è stato riferito dal presidente russo della federazione internazionale di scacchi Kirsan Ilyumzhinov, il quale ha incontrato a Tripoli il Colonnello. “Malgrado i bombardamenti non ci sottometteremo mai”, avrebbe detto Gheddafi durante il colloquio. Nel frattempo la diplomazia internazionale è al lavoro in Libia su più fronti, ferma nel tentativo di trovare una soluzione al conflitto: ad est, nella città di Brega, i ribelli stanno provando a guadagnare terreno, mentre nelle montagne del sud-ovest proseguono il tentativo rompere la resistenza delle truppe di regime. Ad ovest i combattimenti hanno interessato la zona di Zawiyah, portando la rivolta vicino alla capitale Tripoli.
La situazione, comunque, si sta facendo accesa soprattutto a Brega, importante centro petrolifero, dove i fedelissimi del rais sono riusciti a respingere un primo attacco: “Gli aerei della Nato ci hanno dato copertura, ma le truppe di Gheddafi hanno sparato razzi e colpi di mortaio fuori dalla città”, hanno fatto sapere alcuni guerriglieri ribelli. Moussa Ibrahim, portavoce del regime, conferma la situazione di forza delle truppe lealiste, parlando di negoziati in corso per trattare la resa di un centinaio di insorti che avevano tentato l’attacco alla città da ovest.
Notizie che tengono l’occidente col fiato sospeso. Se a febbraio la rivolta aveva avuto un immediato effetto destabilizzante, nel corso del tempo il regime è riuscito a riorganizzarsi, tenendo soprattutto testa agli attacchi della Nato, i cui raid, però, si fanno sempre più insistenti. Ed ora, anche se in alcuni punti il regime riesce a far fronte ai ribelli, il vero fattore che sta portando il regime alla disfatta, sono le defezioni di militari ed ex fedelissimi. Un problema che Gheddafi, almeno di fronte a Ilyumzhinov, non ha voluto ammettere.

Cristiano Marti