Referendum, la Lega avverte il Cavaliere: Stufi di prendere sberle

Il Carroccio al premier: Basta sberle. “Alle Amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un’abitudine… Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno“. Alla luce dell’ultima batosta incassata dal Governo col quorum pieno raggiunto dai quattro referendum e con la schiacciante vittoria del fronte del sì, il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli mostra i primi segnali di insofferenza nei confronti delle sorti di una maggioranza che non riesce più a ottenere il consenso di una volta.

Bossi ieri, Calderoli oggi. Il quarto quesito referendario, in particolare, chiedendo l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, non poteva non esser letto come una sorta di esame per il presidente del Consiglio e per il suo presunto diritto all’impunità. Così, dopo aver subito la frecciata di Umberto Bossi, il quale ha dichiarato ieri che il premier “ha perso la capacità di comunicare alla tv, questa è la semplice verità e la gente è caduta nella trappola (del referendum, ndr)”, Silvio Berlusconi è costretto oggi a sottostare all’ultimatum di un altro leghista di prim’ordine. Ultimatum fissato per il 22 giugno, giorno in cui è calendarizzata la verifica di governo in Parlamento.

‘Nessun altro passo falso’. Calderoli mette le mani avanti e, a margine della consueta riunione di inizio settimana dello stato maggiore del Carroccio, a risultato del referendum acquisito, dichiara senza mezzi termini: “Vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c’è il due senza il tre…”. Il Cavaliere, insomma, è avvisato.

Raffaele Emiliano