Croazia: violenze al Gay Pride di Spalato, presunta connivenza della polizia

Disordini e violenze al gay pride croato. Una pagina “triste e vergognosa” per la Croazia, quella scritta domenica dalle violenze del gay pride di Spalato, due soli giorni dopo che la Commissione europea aveva dato luce verde all’ingresso del Paese nell’Unione europea, nel luglio 2013. E se dalla classe politica croata arriva una condanna unanime delle violenze, restano invece pesanti gli interrogativi circa la presunta responsabilità delle forze dell’ordine nel non aver garantito adeguata protezione alla sparuta schiera (circa 200 persone) di manifestanti omosessuali, colpita con bottiglie, pietre e oggetti taglienti da un vero e proprio esercito di circa 10mila estremisti nazionalisti e omofobi. E’ fallito nel peggiore dei modi, dunque, il primo tentativo di svolgere un gay pride nella città considerata una roccafforte dell’estremo nazionalismo croato. Il bilancio è assai grave: una dozzina di feriti, oltre un centinaio di arresti e decine e decine di manifestanti evacuati con mezzi della polizia.

Condanna unanime delle violenze. “E’ triste e vergognoso che non importa quale gruppo di persone, sia esposto alla violenza e ad attacchi di tale brutalità” ha commentato il presidente della Repubblica, Ivo Josipovic. Intanto, l’Associazione dei giornalisti croati ed Amnesty International hanno criticato l’operato delle forze dell’ordine nei confronti della ‘contro manifestazione’ al gay pride. Anche il docente universitario e noto intellettuale di Spalato, Mislav Kukoc, dalle pagine del quotidiano ‘Jutarni list’, punta il dito contro la polizia “schierata ad attendersi violenze dalle fila dei partecipanti alla parada e non da quelle dell’altra parte delle barricata”. Netta condanna delle violenze di Spalato anche dal premier di centro destra, Jadranka Kosor, il quale tuttavia sottolinea che esse “non riflettono il vero volto della Croazia”.

R. E.