Il terrore dei sette mari

Barbanera, Terrore degli Oceani – Il pirata Edward Teach, noto come Barbanera, era famoso per la sua capacità di usare il terrore come arma; ora una recente scoperta sembra dare ancora più valore alla fama del più famoso pirata di tutti i tempi. Un team guidato dall’archeologo Mark Wilde-Ramsing (North Carolina department of Cultural Resources) ha scoperto nel relitto della Queen Anne’s Revenge (l’ammiraglia di Barbanera) una serie di spaventose armi improvvisate che il pirata usava contro gli equipaggi delle navi da abbordare.

Armi di terrore – Durante il recupero di un’ancora da quello che si presume il relitto della nave di Teach, gli archeologi hanno trovato tre agglomerati di oggetti composti da pezzi di piombo, chiodi e scaglie di vetro. Probabilmente questi veri e propri proiettili venivano messi in sacche di tela e poi sparati contro le navi avversarie. Oltre a questo, tra i cannoni carichi della nave sono state trovate anche le “palle incatenate“, due palle di cannone connesse da una catena che venivano usate per disalberare le navi avversarie. Inoltre sembrerebbe che lo stesso misto di proiettili citato prima venisse messo in bottiglie insieme a polvere da sparo e lanciato come granate tra gli equipaggi nemici.

Nulla di nuovo? – In realtà è ben noto che “colpi a mitraglia”, “palle incatenate”, e granate venissero usate normalmente durante le battaglie navali (nella foto un “colpo a barra” usato dall’ammiraglio Nelson). D’altronde l’idea delle granate è antichissima, secondo gli studiosi risalirebbe per lo meno al IV secolo a.C., ed anche il geniale Leonardo da Vinci avrebbe inventato qualcosa di simile alle moderne cluster-bomb. Insomma, alla fine le armi più distruttive funzionano anche come armi psicologiche, e l’uso del terrore in battaglia non viene sottovalutato mai, men che meno dai pirati.

Marco Signore