Mucca clonata, produce latte umano

Rosita, la mucca che produce latte umano. Si chiama Rosita ed è la prima mucca clonata e in grado di produrre latte umano materno. A rivelarlo sono stati i ricercatori dell‘Università Nazionale di San Martin e dell’Istituto nazionale di tecnologia agricola dell’Argentina, secondo cui il latte “potenziato” contiene due sostanze protettive contro le infezioni che non si trovano in quello prodotto naturalmente dall’animale. La mucca transgenica, nata lo scorso 6 aprile in Argentina, produrrà un latte contenente caratteristiche simili a quello umano, grazie ad alcuni geni umani inseriti nel proprio Dna. In particolare, il latte “clonato” contiene lattoferrina, proteina che rinforza il sistema immunitario, oltre che lisozima, una sostanza antibatterica molto utile per l’organismo.

Polemiche e criticità. Il coordinatore dello studio Adrian Mutto, afferma: “La mucca clonata si chiama Rosita è nata il 6 aprile con un parto cesareo dovuto al fatto che alla nascita pesava 45 chilogrammi, il doppio di un bovino normale, e quando sarà adulta produrrà latte simile a quello materno umano”. La notizia ha fatto il giro del mondo lasciando senza parole diverse parsone e molte organizzazioni. Se per alcuni questa innovazione potrebbe essere molto utile per quei bambini che, per qualche ragione non hanno accesso al seno, le polemiche sono presto arrivate. In particolare la dottoressa Michela Kuan, responsabile Lav vivisezione, ha dichiarato: “La clonazione animale è una materia sulla quale esistono gigantesche criticità sia dal punto di vista scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore. Le applicazioni commerciali di tale latte sono dubbie, andando probabilmente ad alimentare un business tipico dei Paesi ricchi, dove sempre più donne ricorrono al cesareo e all’allattamento artificiale per ragioni non mediche, e non andrà a tamponare situazioni di grave denutrizione nelle fasce del mondo più povere. Inoltre, il problema legato ai primi giorni di allattamento e il conseguente trasferimento della barriera anticorpale tra madre e figlio, non sarebbe ovviato; anzi, si introdurrebbero problemi di possibili virus silenziosi ed effetti indesiderati non preventivati”.   

Italiani contrari al latte “biotech”. Gli italiani non sono ancora pronti a consumare prodotti figli dell’ingegneria genetica. Da una recente indagine Eurobarometro effettuata da Coldiretti emerge che circa 3 italiani su 4 non utilizzerebbero mai questo latte e non lo darebbero ai loro bambini. Gli italiani sarebbero mediamente più preoccupati e scettici rispetto agli altri europei riguardo le conseguenze dell’ingegneria genetica sugli animali (75% contro 65%). Secondo l’associazione in Italia si starebbe riscoprendo il latte d’asina, valida alternativa al latte materno per i bambini con allergie gastrointestinali e ottimo alimento per le persone più anziane, per l’elevato contenuto di calcio. In Italia, conclude l’associazione, dopo aver rischiato l’estinzione, gli asini sono aumentati del 30% in 5 anni, assestandosi a 36mila unità.  Anche se i ricercatori dell’Università di San Martin affermano che questo è il primo caso del genere al mondo, in realtà anche dalla Cina è venuto un annuncio simile pochi giorni fa: gli scienziati della Chinàs Agricultural university di Pechino hanno affermato di avere un’intera mandria di 300 mucche transgeniche che già producono un latte simile a quello umano di cui si stanno testando le caratteristiche.

Adriana Ruggeri