Rapporto Bankitalia, Cgil Umbria: “Il primo problema da noi è l’emergenza lavoro”

La ripresina in atto in termini di PIL (+1,5%) non intacca il problema di fondo che in Umbria si chiama “emergenza lavoro” . La Cgil umbra è d’accordo con i dati emersi dal rapporto della Banca d’Italia. “Siamo convinti – si legge in una nota – che occorre innalzare il livello di iniziativa per avere risposte chiare, nette e positive sul futuro della Thyssen e del Polo Chimico, e si tratta, come è del tutto evidente, di elementi centrali per l’economia e il futuro della nostra regione, e non solo, avendo le questioni dell’acciaio e della chimica una forte valenza nazionale”. Per il sindacato si tratta di “questioni sulle quali in tempi stringenti il Governo nazionale deve svolgere un ruolo ed una funzione vera, così come altri Governi europei, dalla Francia alla Germania, stanno facendo per difendere i loro gioielli produttivi”. Dalla Cgil intendono, inoltre, riaccendere i riflettori sull’altra grande vertenza che si chiama Antonio Merloni, che “per impatto quantitativo e non solo, è la più grande vertenza nazionale aperta sul tavolo del ministro Romani”. Qua il rischio è “la totale deindustrializzazione dell’Appennino umbro-marchigiano”.

I dati sulla Cig – Intanto, i numeri relativi al mese di maggio dell’Osservatorio nazionale Cgil sulla cassa integrazione, confermano sostanzialmente, per quanto riguarda l’Umbria, il dato di aprile. Mentre a livello nazionale la CIG vede un aumento del 12,6% rispetto al mese precedente, in Umbria c’è una sostanziale conferma, con una lieve riduzione rispetto al dato record del mese di aprile, mentre rispetto a maggio 2010 si registra un aumento del 34,89%. In particolare i dati recentissimi ci dicono che nel mese di maggio i lavoratori coinvolti dalla CIG sono 26.113 (erano 27.315 nel mese di aprile) di cui 18.331 interessati alla cassa in deroga. Mentre i lavoratori a “zero ore” sono 13.056 (13.618 nel mese di aprile) di cui 9.165 nella cassa in deroga.

Necessario un confronto – In questo quadro complesso e difficile, dalla Cgil ritengono sia giusto “valorizzare l’esistenza di un confronto positivo con la Regione dell’Umbria e che riguarda sia le politiche passive del lavoro, in riferimento alla cassa integrazione, sia quelle attive, soprattutto in riferimento al Piano per il lavoro e alla competitività del sistema delle imprese, con le conseguenti iniziative di carattere legislativo”. Infatti, prosegue il comunicato, “nel rapporto della Banca d’Italia, tra i tanti dati, il più preoccupante è quello relativo al tasso di occupazione della nostra Regione, che è passato dal 65,8% del 2008 al 62,8% del 2010, con l’emergenza rappresentata dalle donne, dai giovani, e dai lavoratori over 45”.

Qualcosa di positivo – Il rapporto della Banca d’Italia ci parla per fortuna anche di segnali di ripresa in alcuni settori, dove aumentano sia la produzione che gli ordinativi. Per la Cgil tale dato, “che indubbiamente va sostenuto”, richiede un salto di qualità nelle relazioni sindacali industriali. Da qui la richiesta di “aprire un confronto tra CGIL CISL UIL e associazioni delle imprese sull’innovazione di processo e di prodotto, per fare in modo che questi segnali di ripresa diventino stabili, strutturali e che abbiano un riflesso anche sui livelli occupazionali. A partire da tutto questo – concludono dall’organizzazione sindacale – pensiamo ci siano le condizioni per un nuovo progetto dell’Umbria, che punti alla valorizzazione del manifatturiero attraverso l’innovazione per intervenire sulla prima emergenza della nostra Regione che appunto si chiama lavoro”.

Mauro Sedda