Svezia: madre 56enne dona l’utero alla figlia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:49

Un figlio dallo stesso utero che l’ha messa al mondo. Potrà avere figli grazie allo stesso utero che l’ha cresciuta e messa al mondo, quello della madre. E’ la storia che sta conquistando in questi giorni le pagine di numerosi quotidiani britannici, che ha come protagoniste Eva Ottoson, svedese 56enne che vive in Inghilterra e sua figlia Sara, 25enne insegnante di biologia a Stoccolma. La donna donerà il proprio utero alla figlia, nata senza organi riproduttivi, dandole la possibilità di diventare madre. L’intervento sarà eseguito in Svezia per la prima volta al mondo. Se le pazienti risulteranno compatibili, l’operazione si svolgerà non prima della prossima primavera: i medici rimuoveranno l’organo di Eva con una proceduta di 4 ore simile all’isterectomia e lo trapianteranno su Sara, che dovrà prendere farmaci anti-rigetto.

Una rara malattia. Sara è nata con una rara malattia, la sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser che colpisce una donna su cinquemila: i suoi organi riproduttivi non si sono mai sviluppati. Le ovaie e i genitali esterni risultano normali ma vi è l’assenza dell’utero e della vagina. Sono poche le persone colpite da questo male, circa una persona su quattromila.Eva ha dichiarato: “Sara ne ha più bisogno di me. Io ho avuto due figli, dunque quest’utero mi ha servito bene”. Se la procedura avrà successo la giovane donna potrà produrre ovuli che verranno fertilizzati in vitro con lo sperma del compagno e poi reimpiantati nell’utero donato dalla madre. La giovane non si è detta preoccupata per le implicazioni etiche del trapianto: “Insegno biologia e per me è un organo come un altro. Quel che mi preoccupa è che mia mamma dovrà sottoporsi a un grosso intervento”.

L’intervento sarà complicato. Mats Brannstrom, che guida l’equipe medica di Goteborg, ha detto che il trapianto di utero è una delle operazioni più complesse nel settore chirurgico: “Tecnicamente è molto più difficile di un trapianto di reni, fegato o cuore. Ci sono rischi di emorragie e devi assicurarti di avere vasi sanguigni lunghi abbastanza per effettuare le connessioni”. Se dopo un anno l’organo trapiantato reggerà al rigetto e mostrerà di funzionare adeguatamente, si potrà procedere all‘inseminazione artificiale: gli ovuli saranno fecondati e poi reimpiantati nel suo nuovo utero che, quando non le servirà più, le sarà rimosso (il parto avverrà attraverso il taglio cesareo). L’operazione ha un solo precedente nella storia della medicina: nel 2000 un utero di una donna di 46 anni venne trapiantato a Gedda in in Arabia Saudita a una paziente di venti anni più giovane che l’aveva perso dopo il parto a causa di una violenta emorragia. L’organo, tuttavia, aveva resistito solo per 99 giorni grazie alle terapie anti-rigetto ma alla fine era stato espiantato a causa di una trombosi vascolare acuta. Da allora le tecniche sono migliorate e il team di chirurghi di Goteborg è convinto che sarà un successo.

Adriana Ruggeri

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