Heineken Jammin’ Festival 2011: un bilancio sulla musica proposta nei tre giorni

I tre giorni al Parco San Giuliano di Mestre hanno presentato un’offerta di qualità e di alto livello – Al termine dei tre giorni di musica che hanno dato vita all’Heineken Jammin’ Festival in questo quasi inizio di estate si può cercare di fare un bilancio di quanto sentito (e visto) sul palco dell’evento.

Nessuno, nemmeno gli organizzatori, ha nascosto un calo di presenze pur rimanendo distanti dal concetto, espresso da diverse testate di “flop”. I fattori di questa diminuzione di partecipazione possono essere molti: un’ampia offerta di eventi musicali in un tempo ristretto (Rock in Idrho, Rock in Roma, il concerto dei The Big 4 e Sonisphere Festival solo per fare alcuni esempi), la mancanza nei tre giorni di grandi nomi internazionali conosciuti anche in Italia oltre quello dei Coldplay, un’eccessiva associazione a condizione metereologiche negative non dipendenti dalla location e nemmeno dall’organizzazione, le numerose, e spesso ingiustificate, critiche a priori nei confronti dell’evento sui principali social network e mezzi di comunicazione.
Si è parlato, durante i tre giorni di festival, molto dei numeri ma poco della qualità della musica proposta sul palco, il cui livello è stato molto alto, anche tra gli artisti che hanno partecipato all’Heineken Jammin’ Contest.

Nella prima giornata solo Erika Mou è sembrata una scelta poco appropriata al tipo di contesto musicale; la discussa presenza di Cesare Cremonini si è rivelata piacevole e il cantautore ha portato sul palco la sua grinta e il talento coinvolgendo i presenti con una scelta di canzoni conosciute dai più e dimostrando un profondo rispetto per la manifestazione e i grandi nomi presenti in cartellone. Il 9 giugno, infatti, prima dell’esibizione dei Coldplay, si sono esibiti Echo & The Bunnymen che, dopo oltre 30 anni di carriera, sono ancora una delle band punk rock più apprezzate da critica e pubblico internazionale, il rock indipendente dei We Are Scientist e i Beady Eye, ovvero gli Oasis senza Noel Gallagher. Nomi importanti a livello internazionale che non hanno portato il numero di spettatori sperati, forse, perché hanno risentito della poca popolarità tra il pubblico italiano nonostante l’indubbia qualità offerta.

Gli headliner del 10 giugno sono stati i Negramaro che sono ritornati ad esibirsi live dopo i problemi alle corde vocali del cantante Giuliano Sangiorgi. La band è una delle realtà di maggior successo nella discografia italiana ed è in grado di registrare quasi ovunque il sold out, anche se online sono state numerose le critiche aspre contrarie alla loro presenza all’HJF come headliner. La data di Mestre, a cui ha partecipato anche Elisa dando vita a due duetti e un’improvvisazione, è stata intensa, emozionante e piena di grinta musicale. Un po’ di dispiacere, invece, per il poco spazio dato agli Elbow che, anche se poco conosciuti in Italia, sono una delle migliori realtà internazionali con le loro sonorità ricercate ed eleganti. Inserirli in apertura di giornata è stato un vero peccato e, anche se la sua esibizione ha coinvolto molto i presenti, sarebbe stato forse più appropriato uno scambio di orario con Fabri Fibra. I Verdena sono uno dei gruppi più amati dalla critica e dal pubblico ma la loro esibizione all’HJF ha deluso un po’, al contrario di quella degli Interpol che hanno portato sul palco con decisione le loro sonorità e la loro personalità.

La giornata conclusiva ha rappresentato un contrasto generazionale tra i nuovi artisti emergenti e la storica carriera di Vasco Rossi. The Pretty Reckless, capitanati dalla carismatica Taylor Momsen, e il gruppo in continua ascesa All Time Low hanno pagato il prezzo di esibirsi prima di uno dei nomi storici della musica italiana ma hanno saputo dimostrare un talento nascente. La presenza di Noemi, una delle scoperte del talent show X-Factor, ha inoltre dimostrato come anche in Italia sia possibile scoprire nuovi artisti di qualità attraverso i format televisivi e che questa nuova forma di talent scout rappresenta una realtà da tenere in considerazione e non sottovalutare.

L’edizione 2011 dell’Heineken Jammin’ Festival ha presentato musicalmente un programma molto interessante. E’ quasi un dispiacere leggere online commenti aspri e di disprezzo sugli artisti che sono stati presenti, da alcuni definiti anche come “da patronato”. La musica ascoltata era invece tutta di ottima qualità, a prescindere da preferenze personali di genere.
Gli organizzatori dovranno necessariamente tenere conto del calo di affluenza e delle critiche ma non si può che sperare in un ritorno del Festival anche nel 2012, magari con un cambio di formula. Potrebbe rivelarsi interessante l’idea dell’Assessore all’Ambiente di Venezia Gianfranco Bettin che in questi giorni ha ipotizzato addirittura un allungamento delle giornate e una maggiore integrazione tra la città di Venezia e l’evento con agevolazioni alberghiere, sconti e eventi collaterali.

Beatrice Pagan