Don Riccardo Seppia curava dal 2003 l’Hiv nell’ospedale della Curia

Don Seppia curava l’Hiv all’ospedale della Curia. Don Riccardo Seppia, il parroco genovese arrestato con le accuse di abuso su minore e cessione di stupefacenti, curava da otto anni l’Hiv al Galliera, l’ospedale della Curia, ma nonostante ciò continuava a ricoprire il suo incarico nella parrocchia di Santo Spirito, a Sestri. A riferirlo, nel corso di un interrogatorio che emerge dai verbali di un confronto tra il prete e il pubblico ministero Stefano Puppo, è stato lo stesso prete, la cui sieropositività non era dunque un mistero. E considerato che presidente del Galliera è sempre il cardinale del capoluogo ligure, dunque il cardinale e presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco, e prima di lui il braccio destro del Vaticano cardinale Tarcisio Bertone, risulta ancora più improbabile che i vertici della chiesa genovese non fossero a conoscenza della singolare condotta di Don Seppia.

In cura per sieropositività dal 2003. Secondo quanto riportato da ‘Il Secolo XIX‘, il nuovo risvolto investigativo emerge dai verbali d’un confronto fra il prete e il pubblico ministero Stefano Puppo. Sono le 10.30 del 21 maggio scorso. Il parraco, affiancato dall’avvocato Paolo Bonanni, dopo essersi difeso dall’accusa di aver adescato ragazzini in cambio di coca, si ferma qualche secondo. “Quando ha saputo di essere sieropositivo?“, gli viene dunque chiesto. Don Seppia, che aveva già ammesso di avere il virus prima di entrare in cella, dopo qualche titubanza, risponde: “L’ho saputo nel 2003 e da allora sono seguito al reparto malattie infettive del Galliera. Nel 2006 ho iniziato una terapia particolare”.

Rapporti non protetti solo con persone malate. L’intento degli investigatori, guidati dal capitano Paolo Belgi, è ora quello di capire se don Seppia possa essere accusato anche di lesioni colpose o di tentato omicidio: un reato che si potrebbe configurare qualora venisse fuori che il parroco ha avuto rapporti sessuali non protetti con persone non a conoscenza della sua malattia, e che dopo un eventuale contagio lo denuncino. Proprio per questo motivo, sempre stando a quanto riportato dal ‘Il Secolo XIX’, gli inquirenti avevano incalzato il parroco pure su questo punto, chiedendogli se avesse avuto rapporti non protetti con persone che non sapevano del virus. “Ho avuto rapporti non protetti, ma solo dopo aver palesato la mia condizione e soltanto con persone malate come me“, la risposta di Don Seppia. Intanto, sia il prete che il suo confidente e complice Emanuele Alfano restano dietro le sbarre. Lo stesso collegio giudicante ha infatti rigettato il ricorso depositato dai legali dell’ex seminarista, arrestato per induzione alla prostituzione minorile. Il gip che aveva disposto gli arresti di entrambi li aveva considerati potenzialmente capaci di reiterare i reati commessi.

R. E.