Libia, Clinton: su Gheddafi e stupri di regime, tutti i governi indaghino

Regime Gheddafi e violenze sessuali come strumento di guerra. Hillary Clinton, indizi alla mano, proclama oggi la pubblica denuncia ufficiale contro Gheddafi, su vicende e consuetudini sulle quali si indaga da mesi. Ma procediamo per gradi. Tutto ebbe inizio lo scorso 26 marzo, quando una giovane ricercatrice, Imam al-Obeidi, arrivò a sorpresa nella hall di un hotel di Tripoli molto frequentato da giornalisti stranieri, e decise di parlare con loro della sua storia. Disse di essere stata sequestrata, picchiata e stuprata quotidianamenteda parte di soldati governativi. Ma la portata dei fatti raccontata non è stata considerata a livello di cronaca: c’era ben di più, secondo le analisi poi fatte dai giornalisti che hanno raccolto queste prime testimonianze di una persona che volontariamente ha sfidato svariati pericoli per  raccontarle. Le supposizioni vogliono che la storia della ragazza sia in realtà quello che avviene per regola sotto il regime di Muammar Gheddafi, il quale avrebbe fatto, secondo le accuse internazionali, delle violenze sessuali “strumenti di guerra”. Prende ufficialmente questa posizione oggi il segretario di Stato americanoHillary Clinton.

Il turbamento della Casa Bianca di fronte agli stupri dell’attuale conflitto. Hillary Clinton afferma dunque che l’amministrazione Usa è “profondamente preoccupata” per le notizie che ci arrivano sugli stupri che stanno avvenendo in Libia. In guerra, si sa, queste atrocità sono una delle tante macabre consuetudini collaterali. Ad ogni modo, si presume che si stiano verificando stupri perpetrati sistematicamente dalle forze militari di Gheddafi, e la ex first lady si proclama “turbata”, non già per il fatto prevedibile che degli stupri avvengano, ma per il “modus” (del quale, probabilmente, si teme possa esser ritenuto responsabile il governo Usa, dal momento che ha stabilito di iniziare il conflitto, coinvolgendo anche le forze dell’Onu). Il contesto, infatti, sarebbe quel che turba e dà scandalo. Nulla di nuovo, ma l’ipotesi dice che lo spirito con cui in Libia in questo momento si stupra è di carattere punitivo nei riguardi delle opposizioni al Governo. “Lo stupro, l’intimidazione fisica, le molestie sessuali, e persino i cosiddetti ‘test della verginita’“, afferma la nota di Hillary Clinton, “hanno preso piede in Paesi sparsi per l’intera regione. Non si tratterebbe quindi, tra l’altro, di fenomeni relativi in particolar modo al periodo di guerra, o conseguenza di esso. “E gli Stati Uniti condannano tutto cio’ con la maggiore forza possibile”.

Usa sollecitano indagini degli altri governi. L’uso di viagra tra le truppe sarebbe tra le aggravanti del fenomeno, secondo il capo della diplomazia americana. A questo proposito nella nota ufficiale  si  cita quanto affermato dal procuratore capo presso il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, l’argentino Luis Moreno-Ocampo, che ha di recente fatto sapere che esistono prove dell’uso sistematico di questo farmaco allo scopo di rendere più cruento il supplizio inflitto. “Di recente il Tpi”, riportiamo ancora dalla nota della Clinton, “ha constatato l’esistenza di elementi spaventosi, dai quali emerge come la violenza carnale in Libia sia impiegata in maniera generalizzata e sistematica. Per trascinare davanti alla giustizia chi commette simili crimini, occorre un’inchiesta esauriente sulla materia”. Si cita poi la ragazza cui ci siamo riferiti all’inizio di questo articolo: “Da quando lei irruppe coraggiosamente in un hotel di Tripoli, per rivelare di essere stata violentata dagli uomini della sicurezza di Gheddafi, altre donne valorose si sono fatte avanti per raccontare le orribili brutalità di cui sono state costrette ad essere oggetto. Questo è un affronto a tutti coloro che aspirano a vivere in una società libera dalla violenza e dove si rispettino i diritti umani”. Fin qui, si può parare di propaganda pro-Usa o antigheddafiana, che a livello internazionale è più che mai utile ed anche comprensibile in questo delicato momento. Il pericolo di ingenerare tali tesi viene in piccola parte scongiurato dalle sapienti parole del capo della diplomazia degli Stati Uniti, che invita tutti gli Stati occidentali alleati ad indagare loro stessi, alla ricerca di prove. “Sollecitiamo pertanto tutti i governi a condurre indagini immediate e trasparenti al riguardo, e a chiamarne a rispondere quelli che risultino esserne responsabili”.

Sandra Korshenrich