Catania, intimidazioni nei confronti di una libreria legata ad Addiopizzo

In tempo di riflessioni sullo stato delle condizioni dei lavoratori, con i precari accusati di essere la parte peggiore del Paese e le agenzie di rating internazionale che minacciano di rivedere al ribasso il giudizio nei confronti dell’Italia, la notizia riguardante la presunta intimidazione di un piccolo imprenditore da parte della criminalità organizzata acquista un significato che travalica il semplice problema della legalità.
La storia proviene dalla Sicilia, una di quelle regione dove lavorare è sinonimo di giuste conoscenze, di posticini all’interno della pubblica amministrazione, di economia sommersa ma soprattutto di incredibili ostacoli per chi vorrebbe iniziare un’attività in proprio: al rischio insito nell’impresa in sé, si aggiunge la consapevolezza di doversi ritrovare a contatto con le pressioni provenienti dal racket. Quel ‘pizzo‘ che da quelle parti non fa mai pensare ai merletti.

Libreria Tertulia – La piccola libreria Tertullia, situata nel centro storico di Catania, oltre a essere uno dei centri promotori della cultura nella città etnea, può vantarsi di essere stata una delle prime attività commerciali che hanno aderito al progetto promosso dall’associazione antiracket Addiopizzo. Di recente, però, la libreria ha dovuto fare i conti con alcuni avvenimenti che non sembrano soltanto frutto del caso e a darne notizia è un comunicato della stessa associazione: “Nella notte di ieri sono stati dati alle fiamme i due grandi ombrelloni della libreria Tertulia. Si tratta di un gesto che in una città come la nostra può avere un significato ben preciso. Il titolare della libreria è stato uno dei primi a condividere il progetto del consumo critico entrando a far parte della lista dei commercianti pizzo free di Addiopizzo Catania ed esponendo senza esitazione l’adesivo che identifica coloro che aderiscono al progetto, adesivo, che nei mesi scorsi, con preoccupante sistematicità, è stato strappato“.
Il comunicato prosegue con lucido pragmatismo: “Non sappiamo se simili gesti rientrano in un preciso disegno criminale, in ogni caso si tratta di segnali inquietanti che non vanno sottovalutati e meritano la dovuta attenzione da parte delle istituzioni e delle forze di polizia. In una città dove chi denuncia lo fa spesso perché costretto dall’evidenza dei risultati investigativi, gli imprenditori liberi vanno sostenuti ed incoraggiati perché costituiscono l’avanguardia di quella che auspichiamo possa essere la futura realtà imprenditoriale e commerciale della nostra città”.

Simone Olivelli