Il bacio di Vancouver: basta col romanticismo spicciolo

Gli ignari protagonisti di uno dei baci più famosi di questa prima metà del duemilaundici sono un ragazzo ed una ragazza di Vancouver alle prese con i feroci scontri che hanno seguito la partita di Hockey dei Vancouver Canucks. Il mondo intero si è sforzato di capire il motivo per il quale il giovane stesse baciando la ragazza, e se si trattasse effettivamente di un bacio. Si è scoperto che il gesto non era un segno d’amore fuori luogo, ma che lui stava semplicemente tentando di calmare la propria fidanzata. È buffo come la faccenda sia sembrata meno romantica ai più nel momento in cui è scomparsa l’atmosfera da colossal Hollywoodiano ed il bacio di Vancouver è stato contestualizzato all’interno della realtà a cui apparteneva.

Il problema è che forse si ha troppo bisogno di amori da film, e che anche quando la realtà è meravigliosamente tenera ci sembra essere scadente se paragonata col suo succedaneo irreale. Avremmo tutti voglia di essere sorpresi dal bacio della persona giusta nel momento sbagliato, perché sarebbe bello essere per un attimo i protagonisti di una di quelle situazioni paradossali, che funzionano solo quando ci sono di mezzo Julia Roberts o Audrey Hepburn. Il punto è: siamo certi di non aver più bisogno di essere consolati da un bacio piuttosto che di essere sorpresi da esso?

Il bello dell’immagine risiede, forse, nel fatto che i due sembrano essere lontani dalle rappresaglie, eppure sono sdraiati a terra proprio perché ci sono in mezzo. Qualunque sia il vero motivo che ha portato il giovane a baciare la propria ragazza supina sul suolo, queste sono notizie che valgono tanto quanto il gossip più becero. Dal momento in cui l’immagine ha emozionato così tante persone è diventata arte, e l’arte non è tanto l’indagine dei retroscena, quanto il bisogno sfrenato di subire il potere, il genio o semplicemente l’umanità di qualcun altro.

Martina Cesaretti