Melania, due mesi fa la scomparsa: un giallo tra gelosia e sette sataniche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:17

Esattamente due mesi fa scompariva Carmela Rea, Melania per gli amici. E senza ancora saperlo, gli italiani si apprestavano a essere catapultati in nuovo giallo che avrebbe, da lì a poco, invaso le pagine di cronaca dei giornali e i salotti delle trasmissioni televisive, sia quelle che hanno in questo genere di vicende il motivo della loro stessa esistenza e sia quelle che trovano nella curiosità dei telespettatori un appiglio per trovare una valida scaletta del programma, riuscendo a evitare la trattazione di altri argomenti diversamente scomodi.
Melania venne ritrovata dopo due giorni, era il 20 aprile, a Ripe di Civitella: uccisa, vicino a una piccola struttura di legno all’interno di un bosco conosciuto come quello delle Casermette, perché frequentato spesso dal 235° Reggimento Piceno che lo utilizza per le proprie esercitazioni. Proprio in quella compagnia militare vi lavora il marito della vittima, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. Un uomo che, nel corso di questi mesi, è riuscito ad attirare verso di sé tanti sentimenti, perlopiù negativi. Ma il giallo di Ripe di Civitella è una storia circondata da ombre che non sembrano dileguarsi con il passare dei giorni, ma aumentarne le ambiguità.

Luogo della scomparsa – Tra i numerosi enigmi che circondano la vicenda vi è quello riguardante il luogo in cui la vittima sparì: stando a quanto dichiarato dal marito, Melania si trovava insieme a lui a Colle San Marco il 18 aprile. La donna, allontanatasi per andare in bagno, non fece più ritorno.
Questa versione dei fatti, però, si scontra con le testimonianze di chi quel giorno si trovava nella località ascolana: nessuno sembra ricordarsi della donna, mentre altri hanno accennato solo alla presenza del caporalmaggiore. Inoltre, l’analisi delle celle telefoniche a cui i cellulari dei due coniugi sarebbero stati agganciati ha contribuito a rafforzare i sospetti sull’onestà dello stesso Parolisi.

Le amanti e le bugie – A peggiorare l’opinione che molti, inevitabilmente, si sono fatti circa il marito di Melania ha contribuito l’aver scoperto che l’uomo – nonostante le numerose smentite durante i primi giorni di indagine – aveva una vera e propria doppia vita che affondava le proprie radici all’interno della caserma ‘Clementi’ di Ascoli Piceno: è lì che Parolisi incontrò Ludovica Perrone, prima allieva e poi amante. La conferma da parte della Perrone ha portato alla scoperta di altre relazioni extraconiugali, ma più in generale ai rapporti extralavorativi che, secondo la testimonianza del gestore di un bed and breakfast, vigevano tra istruttori e soldatesse.
La pista della gelosia in mimetica, per molti, continua a rimanere quella più accreditata.

Il magistrato sospeso – A espandere il mistero fino a toccare i territori dell’occulto è stata, negli ultimi giorni, la notizia del provvedimento intrapreso dal Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti di Paolo Ferraro, magistrato romano da tempo riconosciuto per la sua professionalità.
Il Csm avrebbe deciso di sospendere Ferraro per quattro mesi dalle sue funzioni adducendo tra le motivazioni quella inerente a presunti problemi di salute: secondo molti, però, all’origine di tutto ci sarebbe stata l’indagine che il magistrato da tempo porta avanti circa la presenza di una setta satanica di cui farebbero parte anche numerosi esponenti dell’esercito. La vicenda, inoltre, potrebbe essere legata allo stesso delitto di Ripe: Ferraro, infatti, ritiene di aver visto una donna molto simile a Melania all’interno della Procura, poco prima di scomparire.
Tutto ciò contribuisce a rafforzare le posizioni di chi crede che chi ha ucciso Melania l’abbia fatto, non per gelosia, ma per farla tacere.

S. O.

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