Moody’s: Senza inversione di tendenza, il rating dell’Italia verrà abbassato

Dopo i messaggi, più o meno diretti, provenuti dai due verdetti elettorali – diversi nella loro natura, ma simili nel loro aver messo in risalto le fragilità dell’attuale maggioranza – il Governo potrebbe trovarsi a dover fare i conti con un altro giudizio proveniente dall’altra parte dell’oceano: Moody’s, la più importante agenzia mondiale di rating, potrebbe rivedere al ribasso la posizione dell’Italia.
A farlo intendere è stato un comunicato della stessa agenzia che, come scrive l’Ansa, “ha confermato l’attuale valutazione ad Aa2, ma ha avvisato di un possibile taglio in futuro nel caso in cui l’Italia non riesca a far fronte ai principali profili di rischio citati dagli analisti”.

Il precedente di Standard & Poor’s – Le motivazioni che hanno portato la Moody’s a iniziare a essere pessimista nei confronti dello stato di salute del nostro Paese sono svariate: i problemi riscontrati sul fronte della crescita, dovuti a debolezze strutturali ed una probabile crescita dei tassi di interesse nel prossimo futuro, ma anche i rischi collegati all’attuazione dei piani di consolidamento dei conti che sono richiesti per ridurre il debito pubblico. A incidere sono anche i cambiamenti registrati nelle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito.
Lo spettro di un declassamento da parte dell’agenzia di rating di New York, arriva dopo che la seconda più importante, la Standard & Poor’s, ha già fatto calare la propria mannaia sull’ottimismo profuso da diversi esponenti del Governo, su tutti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: il 20 maggio scorso, infatti, l’outlook del Belpaese era passato da stabile a negativo.

Prospettive future – Il comunicato della Moody’s parla chiaro: affinché il giudizio sull’Italia possa migliorare bisognerà trovare un modo per stimolare nuove “prospettive di crescita per l’economia” e nello stesso tempo lavorare “sulla rimozione di importanti e strutturali colli di bottiglia che possono frenare la ripresa economica nel medio termine“. Ma all’attenzione degli analisti vi sarà anche la capacità del Governo nel “raggiungere ambiziosi obiettivi di consolidamento dei conti pubblici“.
E considerato i tempi che corrono non sembrano sfide da poco.

S. O.