Sarah, Pm: Cosima cancellava le tracce, mentre Michele era al pozzo

Chi è Cosima Serrano, la zia di Sarah Scazzi, quindicenne strangolata ad Avetrana il 26 agosto 2010?
All’origine doveva essere un personaggio marginale all’interno di quello che sembra un romanzo giallo con acuti grotteschi, adesso per molti è diventata la regista, colei capace di pianificare l’agguato alla rivale della figlia Sabrina e di plagiare il marito Michele, convincendolo ad autoaccusarsi in nome forse del sacrificio o chissà di cosa altro all’interno di quel microcosmo costituito dalla famiglia Misseri.
Questi sono i giorni in cui il Tribunale del Riesame di Taranto dovrà decidere se convalidare l’ordinanza di custodia cautelare per Cosima e Sabrina. A essere convinti della legittimità del provvedimento di detenzione sono i magistrati Mariano Buccoliero e Pietro Argentino che ribadiscono l’esistenza di elementi sufficienti per dimostrare la gravità delle posizioni delle due donne all’interno dell’inchiesta.

Telefonino – L’accusa fa particolare riferimento a quanto stabilito dalle rilevazioni fatte dai carabinieri del Ros che hanno stabilito come il 16 agosto 2010, alle ore 15,15, il cellulare di Cosima si trovasse nel garage quando Michele Misseri era nel pozzo utilizzato per occultare il cadavere della vittima. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: la zia di Sarah era già a conoscenza di tutto, perché partecipe del delitto, e in quel momento si stava occupando della cancellazione di possibile tracce. La quindicenne sarebbe stata uccisa all’interno dell’abitazione e poi, soltanto in un secondo momento, portata in garage. Già morta.

Nuovo testimone – Intanto, a rafforzare le convinzioni dei pm arriva la notizia dell’esistenza di un secondo testimone che avrebbe dichiarato di aver visto Cosima a bordo della propria auto nei minuti che precedettero l’omicidio: il veicolo attraversò le strade percorse presumibilmente da Sarah ad alta velocità.
Il racconto, apparentemente privo di particolare rilevanza, assume un valore importante poiché si incrocia, senza contraddirlo, con la testimonianza fornita dal fioraio Giovanni Buccolieri che disse di aver notato la zia di Sarah costringere la nipote a salire con lei in auto. Buccolieri, in un secondo momento, ritrattò la propria versione, derubricandola come un sogno, ma per gli inquirenti sarebbe solo un pentimento tardivo: quel racconto corrisponderebbe alla realtà.

S. O.