Aeroporto Catania, l’addetto al turismo che gioca al pc e non parla inglese

La Sicilia potrebbe vivere di solo turismo. E’ questa una delle frasi ricorrenti che si possono ascoltare tra i cittadini dell’isola nei momenti di autocritica, specialmente quando si commentano le difficoltà a trovare un lavoro stabile che non faccia parte della selva di piccole attività sommerse. Ma così non è e i motivi sono tanti: su tutti c’è la sempre presente criminalità organizzata che, con la sua oppressione perlopiù silenziosa ma comunque quotidiana, dissuade la maggior parte di coloro che in un momento della propria vita sono stati tentati dal volere realizzare qualcosa, aprire un’impresa di qualsiasi tipo, per cercare di sfuggire all’emigrazione verso le regioni settentrionali. Tuttavia non bisogna dimenticare anche le mancanze riconducibili a una certa forma di parassitismo che coinvolge spesso le istituzioni, occupate da persone che nella sicurezza di ricevere uno stipendio, mostrano totale noncuranza nello svolgimento delle proprie mansioni.
Aeroporto Catania – Un esempio proviene direttamente dallo scalo internazionale ‘Vincenzo Bellini‘ di Catania. Da tempo, numerosi viaggiatori si lamentano dell‘inefficienza dell’ufficio informazioni turistiche attivo all’intero dell’aeroporto. Tra gli impiegati al punto informazioni è un uomo, poco più che quarantenne, uno dei pochi a  essere regolarmente stipendiato all’interno dell’ufficio: per il resto, gli enti locali si avvalgono di stagisti che vanno avanti a pane, di tasca propria, e speranze, circa una futura assunzione.
Quest’uomo è descritto, da chi ha avuto modo di conoscerlo, come un tipo di lavoratore un po’ particolare: l’impiegato, che ammette candidamente di aver ottenuto il lavoro grazie a una ‘raccomandazione‘, pare non fare altro che giocare al computer. Di svolgere quelli che dovrebbero essere i propri compiti – ovvero informare e assistere i turisti in arrivo a Catania – non se ne parla: l’addetto, a quanto pare, non conosce l’inglese né è competente circa l’utilizzo dei nuovi media, Internet su tutti. A chi insiste usa ripetere: “Non è compito mio“. Ma per avere un quadro più completo della situazione basta leggere la lettera scritta da un cittadino di nome Salvatore Sapienza al quotidiano locale La Sicilia.
L’elenco telefonico – Questo, il racconto surreale di Sapienza: “Scrivo per esporre un fatto accadutomi giovedì scorso alle ore 11,45 all’Aeroporto di Catania. Trovandomi qui per rilevare un amico in arrivo da Torino, volevo predisporre l’itinerario da seguire per accompagnarlo nell’albergo presso il quale era prenotato. Non essendo io a conoscenza dell’esatto indirizzo dell’albergo, mi rivolgevo all’Ufficio Informazioni, che opera per conto degli Enti Provinciali di Catania e Siracusa per l’assistenza ai turisti, sito all’interno dell’Aeroporto. L’addetto allo sportello mi rispondeva di non essere né in grado (in quanto non munito di elenco telefonico!), né tenuto a dare questo tipo di informazione. Gli facevo notare di non avere richiesto né una prenotazione, né un consiglio su una sistemazione alberghiera, ma soltanto un indirizzo, e che gli indirizzi di musei, hotel, edifici di particolare interesse turistico, sono sicuramente una informazione più significativa rispetto alla distribuzione di un mero depliant.
Poiché l’addetto persisteva nel suo rifiuto, contestavo cortesemente come cittadino l’ipotesi riduttiva da lui prospettata sul servizio che era chiamato a prestare. Per tutta risposta, si minacciava di chiamare i Carabinieri. Visto che il comportamento rilevato è sicuramente di nocumento al turismo e pregiudizievole all’immagine della città, chiedo chiarimenti in merito all’episodio agli Enti provinciali, dando sin d’ora la più ampia mia disponibilità a fornire ulteriori e più dettagliate informazioni sull’accaduto”.
S. O.