Tremonti alla Lega: ora manovra “lacrime e sangue”

L’atteso intervento del senatur Umberto Bossi al raduno leghista di Pontida doveva ancora avere inizio, ma il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha scelto di lasciar trapelare già in mattinata gli interventi sull’economia che intende perseguire nelle prossime settimane.
Non è il tempo della riforma fiscale – “non possiamo fare riforme in deficit” aveva spiegato pochi giorni fa Tremonti – e non basterà certo un corteo di Cisl e Uil (quando la Cgil chiede un intervento fiscale da oltre due anni, a colpi di iniziative e scioperi generali) o un ultimatum odierno della Lega a cambiare la situazione.
Anche perché, come Tremonti sa bene, i posizionamenti politici interni al nostro Paese conteranno sempre meno, di fronte a scelte economiche (e politiche) che di fronte allo spettro della “retrocessione di Moody’s” saranno sempre più dettate e imposte dall’Unione Europea e dagli organismi internazionali dell’economia e della finanza.

Tremonti: subito la manovra da 40 miliardi – “La politica di rigore fiscale non è un’opzione, – ha spiegato il ministro del Tesoro, come riportato da “Repubblica” – non è temporanea, non è conseguenza imposta da una congiuntura economica negativa, ma è invece “la” politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire”.
L’avvertimento di Moody’s all’Italia è, per Tremonti, “un riflesso generalizzato della crisi greca, più che una critica specifica alla tenuta dei conti italiani; è una fase critica e delicatissima per tutti e occorre lanciare un segnale di rigore: l’anticipo della manovra da 40 miliardi”.

Ancora “lacrime e sangue”? – La capitolazione della Grecia, che ormai sempre più economisti vedono sull’orlo della bancarotta, rappresenta per Tremonti il pretesto migliore per rilanciare una politica economica “lacrime e sangue” che, molto probabilmente, si tradurrà in una riproposizione delle norme messe in campo nel Paese ellenico per volere del Fondo Monetario Internazionale e in Spagna, da Zapatero, per evitare un intervento internazionale e il crollo economico del Paese.
Una manovra da 40 miliardi, che il ministro del Tesoro vuole approvare prima dell’estate, si tradurrà concretamente, per milioni di italiani, in un’ulteriore destrutturazione del sistema di welfare (ammortizzatori sociali, pensioni, sanità, scuola, trasporti…), nell’ennesimo affondo contro tutto ciò che è pubblico, a partire dal pubblico impiego per arrivare alla svendita di ciò che resta del patrimonio economico dello Stato italiano e in un incoraggiamento alle politiche del lavoro “modello Marchionne”: cancellazione dei contratti nazionali, rinuncia ai diritti e rappresentanze sindacali “nominate” solo da quei sindacati benvoluti dall’azienda.
E poco importa che proprio quel Sergio Marchionne amministratore delegato di Fiat beatificato da Tremonti e da tutto il Governo come grande riformatore, abbia comunicato giovedì scorso che nello stabilimento Fiat di Pomigliano, dopo la nascita della “newco” imposta con il referendum ricatto dello scorso anno, saranno riassunti solo il 40% dei 5000 operai attualmente sotto contratto.

E la Lega adesso che fa? – La “ricetta” di Tremonti, che andrà a sommarsi alle politiche “lacrime e sangue” messe in campo già nell’ultimo anno, potrebbe salvare la finanza e l’alta economia del Paese ma, come già successo in Grecia e in Spagna, andrà a colpire milioni di lavoratori, pensionati, giovani, disoccupati, precari…
Un popolo che nel paese ellenico, e nelle ultime settimane anche in Spagna, ha superato la soglia della disperazione, scatenando scioperi imponenti, tensioni sociali inedite, movimenti popolari (e si pensi agli “indignados”).
La “ricetta” Tremonti, che non è altro che l’italianizzazione dei programmi economici dell’UE e del FMI, colpirà anche il nord, i lavoratori del mito della doppia tessera CGIL e Lega Nord, i pensionati che non si accontenteranno più della paura dell’immigrato, le piccole e medie imprese strangolate dalla crisi, i giovani precari senza più un futuro da costruire che non vedranno di buon occhio il loro coetaneo Renzo “trota” Bossi…

La Lega si troverà allora davanti a un bivio, che oggi a Pontida si è preferito nascondere sotto la cortina di fumo degli ultimatum al Governo: tenere in piedi il Governo, e adeguarsi ai diktat delle oligarchie internazionali degli organi economici, accettando il massacro del “popolo del nord”, o, al contrario, tenere fede al radicamente sul territorio, al rapporto di fiducia con la propria gente, e far saltare Berlusconi, Tremonti e i piani dell’Unione Europea e del FMI.

Mattia Nesti