Arresto Lele Mora, Fede: Non si è arricchito, tanti devono ringraziarlo

Forse per solidarietà nei confronti di qualcuno con cui si divide un capo d’accusa come quello di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile, magari davvero soltanto per sincera amicizia, ma a prendere le difese di Lele Mora, il manager dei vip oggi arrestato perché ritenuto responsabile di bancarotta fraudolenta in riferimento ai fallimenti tre società a lui appartenenti, il direttore del Tg4 Emilio Fede.
Il giornalista si è detto dispiaciuto per la notizia e nello stesso momento, pur manifestando fiducia nell’operato degli inquirenti, non ha esitato a manifestare la sua convinzione riguardo alla corretta condotta che avrebbe sempre contraddistinto Mora.

Fiducia nella giustizia – Fede ha dichiarato al Tgcom: “Sono molto dispiaciuto come lo dovrebbero essere alcune centinaia di persone che a lui devono molto. E’ un grande manager che ha fatto la fortuna di tante persone. Vedremo: la giustizia farà il suo corso, fidiamoci della giustizia“.
Il direttore del telegiornale in onda su Rete4 ha poi aggiunto: “Non si può dire che Mora si sia arricchito. Negli ultimi tempi, sebbene molto malato, lavorara intensamente e se dovessi considerare le corse che faceva in giro per l’Italia con le cifre modestissime che prendeva, tirando le somme mi viene da pensare che poi, tutta questa grande fortuna nascosta non l’abbia mai avuta”.
Per Fede, il rischio di fuga all’origine del provvedimento di custodia cautelare è un’ipotesi quantomeno azzardata: “Lui ha una casa a Lugano dove viveva. Se avesse temuto qualcosa sarebbe rimasto a Lugano a godersi il lago”.

Il processo Ruby – Emilio Fede e Lele Mora, insieme alla consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, sono indagati nell’ambito della vicenda legata ai festini a luci rosse che si sarebbero tenuti nella residenza del premier Silvio Berlusconi ad Arcore. I tre sono accusati di aver procurato le ragazze che avrebbero offerto le prestazioni sessuali in cambio di denaro e favori. Tra le venditrici di sesso vi sarebbe stata anche Ruby, la marocchina all’epoca minorenne al centro del processo in cui il presidente del Consiglio è accusato di prostituzione minorile e concussione.

S. O.