Colloquio con Berlusconi, Di Pietro: Cosa dovevo fare, menarlo?

Il presidente del Consiglio di una democrazia occidentale – e quando si utilizza questo aggettivo si fa fatica spesso a sfuggire da una tentazione etnocentrica – incontra, all’interno del Parlamento, uno degli esponenti più in vista dell’opposizione al suo Governo. Quella appena descritta costituirebbe una scena che non avrebbe nulla di interessante, specialmente se ci si sofferma sulla forma dell’interazione senza neanche rimanere incuriositi dai suoi contenuti. Qualcosa di naturale, forse anche banale, se non fossimo in Italia. Ma siccome, nonostante Pontida, ci troviamo tra le Alpi e Lampedusa, tocca parlarne e non solo per dovere di cronaca.

A tu per tu, sotto gli occhi di tutti – La giornata di ieri sarà ricordata non solo per la ripresa di vigore del Premier davanti alla fiducia avuta alla camera dei Deputati a proposito del decreto Sviluppo, mentre a piazza Montecitorio centinaia di precari manifestavano contro il Governo da lui guidato finendo anche a scontrarsi con le forze dell’ordine, il 22 giugno 2011 passerà alla storia – quella con la ‘s’ minuscola – per l’incontro ravvicinato tra Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro.
Qualche minuto a pochi metri di distanza sono bastati a dare il la alle polemiche: cosa ha in mente Di Pietro? D’un tratto potrebbe essersi scoperto a una nuova forma di disponibilità nei confronti della coalizione di centrodestra?
I dubbi e le curiosità sono stati peraltro alimentati dall’intervento con cui il leader dell’Italia dei Valori, dal proprio scranno, ha ripreso il centrosinistra, denunciando la mancanza al momento di un programma che possa essere presentato davanti ai cittadini al fine di creare un’alternativa all’attuale maggioranza.

Di Pietro: Nessun mistero – L’ex pm, figura simbolo di Tangentopoli, e da sempre nemico giurato del presidente del Consiglio, al punto che per molti il leader Idv, nel momento in cui Berlusconi abdicherà, potrebbe trovare difficoltà a ricollocarsi all’interno della cornice politica, tra ieri e oggi è intervenuto più volte a chiarire quanto accaduto nella seduta a Montecitorio.
Per Di Pietro le polemiche sono forzate: “Molte persone si sono chieste e mi hanno chiesto che cosa mi sono detto con il presidente del Consiglio – ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori -, la curiosità è lecita ma per molti nella domanda c’era un pizzico di malizia, come se quelle due parole scambiate pubblicamente volessero dire chissà che.
Innanzitutto preciso che è stato il presidente del Consiglio ad avvicinarsi a me e non io a lui. Poi io gli ho detto direttamente quello che cerco di dirgli indirettamente da mesi: se ne deve andare per il bene del Paese“.
Di Pietro si lascia poi andare a una battuta, a cui fa seguito però una risposta piccata nei confronti di coloro che lo hanno sempre criticato per una rigidità spesso sinonimo di inattitudine al dialogo: “Che altro dovevo fare, menargli? Molti di quelli che si sono scandalizzati per quel colloquio mi hanno criticato per anni dicendo che facevo un’opposizione troppo intransigente“.

La polemica con il Pd – A far discutere molti, anche tra i propri elettori, sono state le forti critiche che Di Pietro ha rivolto, nel corso del proprio intervento, nei confronti dell’attendismo che caratterizzerebbe il Partito Democratico. Il leader dell’Idv, ieri, aveva dichiarato: ”

Qual è il nostro programma? Qual è la nostra coalizione? Qual è il nostro modo per scegliere la leadership? E’ su questo che ancora oggi siamo in crisi. Ho sentito l’on. Martino chiedere, prima: “Voi cosa offrite in alternativa?”. Bene io lo devo dire davanti a tutti, pubblicamente: non lo so. Non lo so perché non ho ancora avuto una riunione con gli altri leader dei partiti dell’opposizione. Non lo so, e qui lo chiedo pubblicamente, davanti al Paese. Se c’è un partito di maggioranza relativa ha il dovere oggi di convocarci per vedere cosa fare. Non può aspettare più un minuto.

Ci è stato detto che dobbiamo fare le primarie. Su che cosa, per quale programma, con chi?“.

Simone Olivelli