Il Pd in minigonna non piace alle donne

La Festa dell’Unità capitolina, che apre i battenti questa sera alle Terme di Caracalla, ha già suscitato accese polemiche. A far infuriare le militanti di centrosinistra è stato il manifesto pubblicitario affisso nelle scorse ore per le strade della Capitale, che immortala un paio di gambe scoperte da una ventata di aria nuova, incorniciato dalla scritta: “Cambia il vento“. Un’immagine dal contenuto “sessista”, che ha provocato la reazione stizzita di molte supporter della sinistra, prime tra tutte le animatrici dell’iniziativa: “Se non ora quando“, che nello scorso mese di febbraio scesero in piazza per dire basta alla strumentalizzazione del corpo femminile celebrata dall’era berlusconiana.

A corto di idee – Più che un partito in gonna corta, il Pd appare un partito a corto di idee. Per pubblicizzare la storica Festa dell’Unità, che da questa sera prende il via a Roma, lo schieramento guidato da Pier Luigi Bersani ha deciso di puntare su una campagna davvero poco originale. I manifesti affissi da questa mattina per le strade della Capitale propongono, infatti, un primissimo piano di un paio di gambe femminili accarezzate da una brezza che le scopre fino alle cosce. Un’immagine che rimanda alla sensualità di Kelly LeBrock, indimenticata interprete nel film “La signora in rosso”, ma che alle militanti di centrosinistra ha provocato l’orticaria.

Oltre le gambe c’è di più – A partire dalle tantissime signore e signorine che nello scorso mese di febbraio riempirono le piazze di mezzo Paese in occasione dell’iniziativa “Se non ora quando“, con la quale decisero di ribellarsi all’immagine della donna siliconata smerciata dalle tv dell’era berlusconiana per dimostrare che l’altra metà del cielo oltre le gambe ha di più. Il sentore, per queste donne, è che adesso a investire su un messaggio biecamente sessista sia lo stesso Pd, il partito a cui molte di loro hanno scelto di affidare le speranze di un futuro diverso. Più rispettoso della dignità femminile.

L’appello a ritirare la campagna – “L’abbinamento fra lo slogan (‘Cambia il vento’, ndr) e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile – hanno scritto in una nota – ci lascia stupite e attonite. Il comitato protesta ancora una volta di fronte all’uso del corpo delle donne come veicolo di messaggi che nulla hanno a che fare con esso. Da qui il nostro invito a ritirare la campagna – hanno incalzato – anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno”.

Maria Saporito