Melania, polemiche tra i magistrati: MI risponde a Unione camere penali

Il mistero attorno alla morte violenta di Melania Rea, accoltellata più di trenta volte lo scorso 18 aprile ma il cui cadavere venne ritrovato a distanza di quasi quarantotto ore a Ripe di Civitella, in provincia di Teramo, dopo gli sviluppi nelle indagini che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Salvatore Parolisi, ha fatto nascere una polemica interna alla magistratura.
Se i protagonisti della diatriba sono individuabili nell‘Unione delle Camere Penali e in Magistratura Indipendente, il motivo della disputa sta nel trattamento che gli inquirenti avrebbero riservato al marito della vittima.

UCP: Non rispettati i diritti – Un comunicato dell’Unione delle Camere Penali ha criticato aspramente le ultime mosse di chi da due mesi indaga in un giallo che forse si appresta ad avvicinarsi alla sua soluzione: “L’avviso di garanzia recapitato a Salvatore Parolisi – si legge nella nota -, accusato dell’omicidio volontario della moglie Carmela Melania Rea si è verificato in violazione delle norme del codice e delle garanzie del diritto di difesa“.
Il caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno “nel corso delle indagini è stato convocato in caserma come persona informata dei fatti e interrogato per 8 ore senza un avvocato e al di fuori di qualunque tutela e diritto riconosciuti dal codice”.
A non essere stato rispettato sarebbe stato dunque “il diritto dell’incolpato a essere informato tempestivamente e in modo chiaro delle accuse mosse, il diritto di avvalersi di una difesa tecnica, il diritto di non rispondere alle domande che riguardino la propria responsabilità”.

MI: Tutto regolare – A difendere gli inquirenti che si occupano del caso Melania Rea, giunge la risposta di Magistratura Indipendente: “Le dichiarazioni delle Camere penali sono frutto di demagogia priva di riscontri […] Gli inquirenti stanno invece lavorando con grande equilibrio, riservatezza e professionalità nel gestire questo caso complicato e delicato“.
Il segretario Cosimo Ferri ha poi aggiunto: “Occorrerebbe, invece complimentarsi con i magistrati per la compostezza che stanno tenendo, pur pressati quotidianamente dagli organi di stampa, e per il modo in cui stanno conducendo le indagini nel rispetto delle norme processuali: hanno sentito diverse volte per ricostruire i fatti la persona piu vicina alla vittima e colui che ne aveva denunciato la scomparsa, solo nel momento in cui si sono ravvisati indizi a suo carico, si è proceduto alla sua iscrizione, con tutte le garanzie previste”.

Il caso Ferraro – E’ curioso notare che i disguidi interni alla Magistratura giungano a pochi giorni di distanza dalla vicenda legata al pm Paolo Ferraro, sospeso dal Csm per una presunta infermità mentale ma che, secondo i legali del magistrato, sarebbe stato soltanto colpevole di aver portato avanti un’inchiesta scomoda: la presunta esistenza di una setta satanica al cui interno vi sarebbero anche alcuni ufficiali dell’esercito. Lo stesso Ferraro non ha escluso che l’omicidio Rea possa essere collegato, in qualche maniera, all’agire della stessa setta. Il magistrato, inoltre, ritiene di aver incontrato nel periodo precedente il delitto, una donna, molto simile nelle sembianze alla vittima, all’interno della Procura di Roma.

Simone Olivelli