L’appello di Casini: Berlusconi lasci, il suo è accanimento terapeutico

In un’intervista a La Stampa, il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha consegnato questa mattina le sue considerazioni sull’attuale momento storico, rimarcando l’appello già rivolto al premier di lasciare il suo incarico a capo dell’esecutivo. “Il suo attaccamento al governo – ha notato il centrista – è accanimento terapeutico“. Per ripartire “bisogna cambiare schema di gioco”, ha spiegato Casini, che ha indicato in un “governo di unità nazionale” l’unica soluzione possibile per uscire dall’insidioso impasse politico ed economico.

Un passo indietro per andare avanti – “E’ un momento storico e drammatico, che ha qualcosa da insegnare all’Italia. Anche noi rischiamo. L’Italia sta andando a fondo perché la maggioranza c’è, ma il governo non fa nulla. L’importante non sono le promesse e la propaganda ma il fare le cose concrete. Se Berlusconi resta o se ne va è poca cosa”. L’analisi che il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, ha consegnato questa mattina al quotidiano La Stampa non ammette tinte rosee. Il centrista è tornato sul suo intervento di due giorni fa alla Camera, considerato tra i più impietosi nei confronti del premier: “Ho detto in faccia a Berlusconi – ha spiegato Casini – che se lui facesse un passo indietro non sarebbe un suicidio, sarebbe un atto d’intelligenza e di lungimiranza per il futuro suo e del centrodestra. E del Paese”.

Un’eredità rischiosa – E ancora: “Io non ho chiesto un suicidio – ha insistito l’ex presidente della Camera – ho indicato la salvezza. Il suo (di Silvio Berlusconi, ndr) attaccamento al governo ormai è accanimento terapeutico, vive attaccato a Scilipoti, ai responsabili e alla maggioranza dei 317, e non si accorge di esserne prigioniero, senza vie di fuga, paralizzato, immobile. Berlusconi è stato il principale elemento divisivo della politica italiana per lunghi anni – ha osservato il centrista – difficilmente può oggi essere lui a favorire assunzioni più ampie di responsabilità. Se Berlusconi non fa un intelligente passo indietro, rischia di lasciarci come eredità una reazione che produce estremismi altrettanto sbagliati”.

Governo di unità nazionale – Qual’è allora la via da imboccare per uscire dal cul de sac? “Il bipolarismo è entrato in crisi – ha spiegato il leader dell’Udc – e il problema non è aggiungere un giocatore, è cambiare lo schema di gioco. Per questo dico, da tempo, che all’Italia occorre mettere attorno ad un tavolo le forze responsabili del Paese a fare le scelte impopolari che i partiti non hanno il coraggio di fare. Serve un governo di unità nazionale – ha tagliato corto Casini – serve un’assunzione di responsabilità più forte e più ampia, o l’Italia va a rotoli”.

Maria Saporito