Di Pietro: sono un liberale, posso sostenere Berlusconi

Si dice che gli opposti si attraggano; e, da oggi, sappiamo che vale pure in politica.
O, almeno, vale quando si decide di costruire la proprio fortuna su basi demagogiche e antitetiche ad un qualche altro protagonista dello scenario politico, assumendo la consapevolezza di perdere qualsiasi attrattività nel momento in cui quest’ultimo dovesse cadere in disgrazia.
Antonio Di Pietro, dopo essersi adoperato a spiegare, sulle pagine del suo blog, che si era fermato a parlare amichevolmente con Silvio Berlusconi nell’aula del Senato solo per “ribadirgli che deve dimettersi”, ha rilasciato ieri una sorprendente (?) intervista a “Il Corriere della Sera”, per rivendicare l’attacco portato anche nell’intervento in aula contro il Partito Democratico – “non si può attaccare Berlusconi se non abbiamo un’alternativa” – e dirsi pronto a sostenere il premier qualora avesse il coraggio di raccogliere la sfida delle “riforme”.

“Berlusconi è una persona sola, attaccarlo non basta” – “Ora che 27 milioni di italiani hanno detto no a Berlusconi, loro (Bersani e Casini, ndr) hanno preso coraggio. Io cerco di essere anche stavolta un passo avanti. Dire no a Berlusconi non è più sufficiente. Dobbiamo costruire un’alternativa. Per questo voglio parlare a tutti gli italiani”.
Anche alla destra? Oltre la sinistra? La risposta del leader dell’Italia dei Valori è fin troppo chiara.
Io vengo da lì, dai cattolici, dai moderati. Ho studiato in seminario. Non sono un uomo di sinistra. […] Vogliamo costruire un sistema con un centrosinistra coeso e un centrodestra ripulito, io vado oltre la storia della sinistra classica. Va bene la solidarietà, ma voglio anche la meritocrazia. Salviamo il welfare, ma potenziamo il libero mercato”.
E con Berlusconi, finché c’è, che si fa?
“Io Berlusconi lo voglio sfidare. – risponde Di Pietro – Porti in Parlamento la riforma fiscale, l’aumento delle imposte sulle aliquote finanziarie e il taglio di quelle sul lavoro, l’abolizione delle Province, e noi non ci tireremo indietro”

Le divergenze con la sinistra: crisi e riforma elettorale – Mercoledì scorso, dopo essersi intrattenuto in aula a parlare “fitto fitto” con il premier Silvio Berlusconi (“Stavo telefonando. È stato lui a sedersi vicino a me, scherzando sul fatto che voleva intercettarmi” si è giustificato oggi il leader IdV) Antonio Di Pietro ha partecipato in serata ad un faccia a faccia con Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC – Federazione della Sinistra.
Un’occasione per far emergere le radicali differenze che intercorrono fra due diverse idee di prospettiva e di cultura politica, una conferma nei contenuti del profilo non di sinistra dell’IdV; da una parte la sostanziale difesa dei meccanismi economici del libero mercato che pure sono esplosi con la crisi e la riproposizione di un modello politico incardinato sul bipolarismo e sul sitema maggioritario (Di Pietro), dall’altra il tema di un nuovo ruolo strategico per la politica e il “pubblico” a limitare le degenerazioni di questo sistema economico e l’orizzonte di una riforma elettorale che riaffermi la centralità del Parlamento come luogo di rappresentanza reale del Paese, senza le forzature maggioritarie che hanno costretto a far nascere coalizioni improbabili e inefficaci (Ferrero).

Per il Partito Democratico, Di Pietro è incomprensibile – L’intervista rilasciata da Antonio Di Pietro a “Il Corriere della Sera” ha suscitato scalpore anche nelle file del PD, trovando la pronta replica del responsabile lavoro Stefano Fassina.
Francamente trovo singolare questo posizionamento: faccio ancora fatica a capire. – ha spiegato ai cronisti – Fino a qualche giorno fa eravamo tutti convinti che il governo avesse difficoltà strutturali a misurarsi con un percorso riformista. Questa apertura di credito è incomprensibile: mancano proprio le condizioni minime perché Berlusconi  possa intavolare un percorso credibile di riforme”.
E anche Di Pietro, – ha concluso Fassina – fino a poco tempo fa, condivideva questa considerazione“.
Poi può darsi che abbia visto i risultati delle amministrative e i sondaggi, che a sinistra lo danno in picchiata, stritolato fra la sinistra “radicale”, il nuovo profilo del PD e il fenomeno Grillo.

Mattia Nesti