Grecia, la cifra secondo prestito sarà simile al primo. Ma basterà ad evitare il collasso?

Il nuovo piano di salvataggio promesso alla Grecia, nel caso in cui il Parlamento ellenico approvi il programma di austerità e risanamento finanziario pattuito con Ue e Fmi, dovrebbe avere, secondo il premier George Papandreou, le stesse dimensioni del primo prestito concesso un anno fa, vale a dire 110 miliardi di euro in tre anni. È quanto Papandreou ha dichiarato alla stampa alla conclusione del vertice Ue tenutosi giovedì e venerdì a Bruxelles.
Ma capi di Stato e ministri delle Finanze dell’eurozona non sembrano convinti che la somma possa salvare realmente la Grecia dal collasso e stanno già vagliando l’ipotesi di un nuovo finanziamento per il prossimo anno, mentre i singoli Governi stanno discutendo anche con le banche che detengono titoli ellenici una ristrutturazione su base volontaria.

L’entità del prestito. “Stiamo discutendo di somme molto, molto rilevanti”, ha dichiarato il premier greco Papandreou, aggiungendo che, tuttavia, “è ancora troppo presto per dare una cifra precisa”, che dovrebbe comunque essere “simile a quella del primo piano di aiuti”.
La Grecia ha già utilizzato metà del primo prestito ed è evidente che con la seconda metà non sarà sufficiente a salvarla dall’insolvenza. L’ammontare del nuovo finanziamento a carico di Ue e Fondo monetario internazionale sarà strettamente legato alla quantità di titoli di Stato ellenici detenuti da banche e fondi d’investimento che saranno rinnovati volontariamente alla scadenza secondo il principio di “partecipazione dei creditori privati” che, sostenuto dalla Germania, è stato prima approvato dall’Eurogruppo, la scorsa domenica, e poi dal Consiglio europeo nell’ultima riunione di questa settimana.
I bond ellenici rinnovati alla scadenza, ovviamente, verranno sottratti alla cifra complessiva necessaria alla Grecia per rifinanziare il proprio debito e di cui dovranno farsi carico, visti i tassi proibitivi sul mercato, Ue e Fmi.

E la sua insufficienza. Ma le istituzioni coinvolte sono pienamente coscienti che questa nuova tranche di aiuti non basterà. L’Europa sta già discutendo la possibilità che Atene riceva nuovi aiuti il prossimo anno. Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Ue sono infatti convinti che nel 2012 Atene non sarà ancora in grado di approvvigionarsi sul mercato e, di conseguenza, che dovranno farsi carico di un ulteriore piano di salvataggio.
I singoli Governi, ancora, stanno discutendo anche con le banche che detengono titoli di stato greci una ristrutturazione su base volontaria. Ciò vuol dire che alla scadenza agli istituti di credito verrà chiesto di sottoscrivere nuovi bond per non costringere la Grecia a rimborsarli.

M.N.