P4, indagato direttore Adnkronos. L’avvocato: La frase di Marra era innocua

La serenità di chi sa di non aver commesso nulla di male. Dovrebbe essere questo lo stato d’animo attuale di Pippo Marra, direttore ed editore della nota agenzia stampa AdnKronos, coinvolto nell’inchiesta legata alla cosiddetta P4, il gruppo che ruotava intorno alla figura del faccendiere Luigi Bisignani con l’obiettivo di condizionare la vita istituzionale, indirizzando appalti e nomine.
Marra sarebbe coinvolto nel filone dell’inchiesta condotta dalla Procura di Napoli, nelle figure dei pm Henry John Woodcock e Francesco Greco, che ha tirato in ballo anche il capo di stato Maggiore della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, il generale Vito Bardi e l’onorevole del Pdl, nonché ex ufficiale delle Fiamme Gialle, Marco Milanese.

Non parlare al telefono – Le accuse per tutti sono di rivelazione di segreto di ufficio e di favoreggiamento. Nello specifico gli indagati avrebbero aiutato Bisignani a venire a conoscenza dei dettagli dell’indagine a suo carico, compresa la messa sotto controllo delle sue utenze telefoniche. Marra sarebbe stato il tramite utilizzato da Adinolfi per avvertire Bisignani del fatto che era meglio controllare i contenuti dei discorsi intrapresi via telefono.

Il legale: Frase innocua – A commentare la notizia è stato il legale di Pippo Marra, l’avvocato Luigi Li Gotti che ha tentato di ridimensionare l’accaduto, in quanto la posizione del proprio assistito sarebbe marginale se non ininfluente: “L’interrogatorio di tre settimane fa ha riguardato un segmento molto limitato – ha detto il legale – Marra ha favorito spiegazioni, delucidazioni sulle due o tre domande che gli sono state poste. Peraltro, quello che si apprende dai giornali, dimostra che la fonte di Bisignani era un deputato del Pdl e non certo Marra“.
Li Gotti ha poi proseguito sottolineando il carattere ingenuo della frase pronunciata dal direttore dell’Adnkronos: “E’ sicuro – ha aggiunto l’avvocato – che la frase riferita da Bisignani, cioè che Marra gli avrebbe detto di non parlare al telefono, a parte il fatto che si riferisce a un argomento molto remoto, si riferisce anche al normale conversare: ha detto una cosa che tutti possono dire. Una frase innocua in un ambito di conversazione, non significa tramissione di notizie”.

Testimone o indagato? – Il legale ha poi detto che la posizione del suo assistito non è ancora ben chiaro se sia quella di testimone o indagato: “Quando tre settimane fa fu fatto l’interrogatorio gli stessi pubblici ministeri avevano dubbi se sentire Marra come indagato. Loro stessi hanno detto che era più un testimone ma, che a fini di garanzia, le davano questo status. Status che dovrebbe essere una maggiore garanzia ma che potrebbe diventare agli occhi dell’opinione pubblica cagionevole. Questi sono i costi che si pagano alla democrazia dell’informazione“.

Simone Olivelli