Diabete: 350 milioni di malati nel mondo

Aumentano i casi di diabete. Sono più di 350 milioni i diabetici nel mondo e le stime indicano che per il 2030 li raddoppierebbe fino a raggiungere quota 700 milioni. Lo rende noto uno studio finanziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Fondazione Gates, pubblicato su Lancet, che rivede i dati forniti da uno studio del 2009, che fissava il numero a 285 milioni. I risultati dello studio sono stati resi noti dagli esperti riuniti per il 71° congresso dell’American Diabetes Association (Ada) in corso a San Diego fino a mercoledì. L’Italia non sta messa meglio con i suoi cinque milioni di diabetici conclamati e gli oltre tre milioni che ignorano di esserlo. Preoccupa la sempre maggiore incidenza tra gli adolescenti, che dipende in gran parte da un’alimentazione troppo ricca di grassi e bevande gassate e zuccherine.
 
L’importanza della prevenzione. Il diabete, sia il tipo 1 (si instaura quando il pancreas – l’area degli isolotti del Langherans – non è in grado di produrre insulina e colpisce il 10 % della popolazione), sia il tipo 2 (più diffuso e conseguenza di un’insufficiente produzione di insulina e di stile di vita scorretto) andrebbe diagnosticato il più precocemente possibile per ridurre mortalità e danni ad altri organi e apparati. Nel mondo, come rivela lo studio, le persone adulte con diabete, sono passati in termini di percentuali dal 8,3% al 9,8% per gli uomini e dal 7,5% al 9,2% nelle donne e ciò a causa dell’invecchiamento, per il 70% e per altri fattori come massa corporea e obesità per il restante 30%. Il diabete di tipo 2, da solo rappresenta circa l’85-95% dei casi ed è spesso legato all’obesità e sono attribuiti al diabete ed a condizioni ad esso associate, circa tre milioni di morti l’anno. Per i ricercatori, un inadeguato controllo glicemico nei diabetici, può comportare malattie cardiache, ictus, danni ai reni, ai nervi e alla retina. “Il diabete è una delle principali cause di mortalità nel mondo e il nostro studio ha dimostrato che sta diventando una malattia diffusa quasi ovunque”, osserva il professor Majid Ezzati, dell’Imperial College di Londra, tesi sostenuta anche da Martin Tobias del ministero della salute in Nuova Zelanda, che ha aggiunto “non esiste una rete di sorveglianza mondiale per il diabete, come per le malattie trasmissibili come l’influenza”.
 
Negli Usa il tasso di incidenza più alto. Negli Stati Uniti, in trenta anni, i livelli di glucosio sono saliti più del doppio rispetto ai paesi dell’Europa Occidentale e questo li pone, insieme a Malta, Nuova Zelanda e Spagna tra i paesi con i livelli più alti di glucosio e di diabete, mentre Paesi Bassi, Austria e Francia sono quelli con i livelli più bassi. Ma il problema riguarda anche paesi dell’area del sud e del centro dell’Asia, dell’America Latina, dei Carabi, del nord dell’Africa e del Medio Oriente, “un’esplosione di casi” secondo i ricercatori, che rilevano che “Il diabete è una condizione che è legata alla disabilità a lungo termine e dobbiamo monitorare come si sta diffondendo, con molta attenzione o affrontarne le conseguenze”.
 
Adriana Ruggeri