Incognita Di Pietro: dove va l’ex pm di Mani Pulite?

La faccenda è seria e rischia di risolversi nell’ennesimo “pasticciaccio” di sinistra. Quando il centrodestra appare ormai spacciato e sfiancato da responsi elettorali impietosi e da lotte intestine inconfutabili, ecco che la coalizione di sinistra si esibisce nella solita performance autolesionistica, volta a sfilacciare quanto finora faticosamente annodato. Nell’occhio del ciclone è finito Antonio Di Pietro, nemico giurato del premier, alle prese con una presunta crisi d’identità politica che sembra farlo sbandare a destra. Con grande preoccupazione dei suoi alleati, e di qualche esponente dell‘Idv.

Qualcosa è cambiato? – Cosa vuole fare Antonio Di Pietro da grande? Cosa passa per la testa dell’ex pm che da oltre un decennio ha ingaggiato una guerra senza quartiere contro Silvio Berlusconi? Cosa bisogna leggere in quell’inedita conversazione alla Camera tra i due, foriera di tanti sospetti e veleni? Gli interrogativi si susseguono alla velocità della luce, stimolando riflessioni più o meno impietose sui vari schieramenti politici. A sinistra e a destra. Il leader dell’Idv sembra aver cambiato rotta, o per lo meno, pare abbia deciso di cambiare pelle, puntando su un moderatismo inedito che gli permette di raccogliere placidamente, in sede istituzionale, le sconsolate considerazioni del suo eterno avversario.

Politica ballerina – Nulla di male, ci mancherebbe, la dimostrazione di pietas del leader dell’Idv nei confronti di Silvio Berlusconi (definito un “uomo solo”) non può che rappresentare un felice modello comportamentale da tramandare alle generazioni future, ma a destare sospetti c’è dell’altro. Da quando il centrodestra vacilla vistosamente, colpito dalle elezioni amministrative e dal referendum (senza considerare i veleni scoperchiati dalle intercettazioni dell’inchiesta P4), il centrosinistra traballa con ancora più evidenza. Di più: trema, forse al solo pensiero di poter governare e di ereditare un Paese allo sbando.

Gli alleati stupiti e ciarlieri – La situazione appare talmente impantanata che anche le granitiche certezze del passato sembrano essersi frantumate, tanto da trasformare il focoso pm di Mani Pulite in un politico accorto e moderato. E inaspettatamente disposto a concedere l’orecchio (il fianco?) all’avversario più osteggiato. Con grande apprensione dei suoi alleati, rimasti a bocca aperta di fronte all’apparente “cambio di abito” del leader dell’Idv. A Nichi Vendola e a Pier Luigi Bersani non è rimasto altro da fare se non constatare l’insorgere di un preoccupante cambiamento, ma – contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare – anziché trincerarsi in un silenzio stampa più consono alla situazione (alla ricerca di spiegazioni convincenti) si sono concessi con generosità alla stampa, senza lesinare stoccate e affondi sull’alleato.

La “scomunica” di De Magistris – Ne è scaturita l’ennesima immagine di una coalizione malferma, incapace di fare squadra e inevitabilmente votata all’autolesionismo. Portatrice sana di quel “tafazzismo” che negli ultimi 17 anni ha permesso a Silvio Berlusconi di risalire la china ogni volta, anche quando la partita appariva inevitabilmente persa. A complicare il quadro è giunta anche la caustica considerazione di Luigi De Magistris sui nuovi presunti riposizionamenti del leader del suo partito: “Credo che Di Pietro stia tentando una svolta centrista – ha osservato il sindaco di Napoli – Non ha senso, perché il centro è già fin troppo ingolfato, e soprattutto non è lì che vogliono andare i nostri sostenitori”.

La direzione sbagliata – “Di Pietro – ha ripreso De Magistris – non sta andando nella direzione giusta, e soprattutto non ha capito che la prospettiva da cui si muove è superata. L’Idv deve  mantenere rapporti forti con Sel e con quella parte del Pd in sintonia con le nostre riflessioni – ha proseguito l’ex togato – Questa storia del centro che va tranquillizzato diventando moderati è una sciocchezza”.

Maria Saporito