Scontri in Val di Susa, Paolo Ferrero coi No Tav: Repressione assurda

Protesta e repressione in Val di Susa. Resta alta la tensione a Chiomonte al termine degli scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti No Tav, costretti ad abbandonare il presidio di protesta contro la realizzazione del cantiere della Torino-Lione. A suscitare polemiche è soprattutto l’operato delle forze dell’ordine, che non hanno esitato a fare ricorso a gas lacrimogeni e manganellate per disperdere la folla di manifestanti chiamati a raccolta nella notte con un fitto tam tam sul web. E mentre diverse fabbriche metalmeccaniche della Valle di Susa sono ferme in segno di protesta contro la violenta repressione del movimento No Tav, l’opposizione critica le modalità con cui è stato condotto lo sgombero del presidio.

L’ra di Paolo Ferrero e dei No Tav. A protestare più di tutti è il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, secondo il quale gli agenti hanno messo in pericolo l’incolumità dei manifestanti. “Ho immediatamente protestato con il prefetto per questa situazione assurda in uno stato democratico“, ha detto Ferrero. “La polizia ha riempito di lacrimogeni l’area del piazzale dove oramai è concentrata tutta la gente. Un lancio di lacrimogeni senza senso, solo per gasare la gente“. Il leader di Rifondazione ha, dunque, lanciato un appello “alle compagne a ai compagni della Federazione della Sinistra affinchè si mobilitino davanti alle prefetture, organizzino dei presidi e delle mobilitazioni per protestare contro lo sgombero manu militari del piazzale della Maddalena di Chiomonte”. Di identico tenore il commento a caldo di Alberto Perino, leader dei No Tav: “La necessità di un’azione di forza – ha spiegato – testimonia il fallimento nella gestione politica di questa vicenda. La  maggioranza della popolazione della Val Susa ha ribadito più volte la sua contrarietà alla nuova linea ferroviaria e questa impostazione nei rapporti con il territorio non favorisce la distensione e soluzione dei problemi in campo”. Ma la storia non finisce qui: “Oggi c’è stato solamente il primo round, ma la partita è ancora molto lunga” è l’avvertimento di Perino.

Di Pietro e Vendola: No alle violenze. Critico nei confronti dell’operato delle forze di polizia è anche Antonio Di Pietro. “Sono fondamentali le infrastrutture e l’intermodalità – ha dichiarato l’ex pm – ma non pensiamo che bisogna imporle a manganellate, se bisogna usare il manganello allora meglio usare il mulo“. Sulla stessa linea il leader di Sel, Nichi Vendola, il quale reputa “inaccettabile l’idea che al dissenso legittimo delle popolazioni si debba rispondere con la violenza, con la repressione“. “Credo – ha spiegato il governatore pugliese – che chi ha la responsabilità di non aver saputo interloquire e ascoltare le ragioni di chi sta difendendo il proprio territorio e le proprie comunità, oggi non possa cavarsela con scene rapide di guerra in Val di Susa“.

Il fronte del sì. Dalla parte delle forze dell’ordine si schiera, invece, il leader Udc Pier Ferdinando Casini, secondo il quale “bisogna andare avanti con la Tav: non ci si può arrestare. Non si può perdere un’opera infrastrutturale fondamentale per l’economia del nord”. Quanto agli scontri, “noi siamo con i militari, con i poliziotti che sono oggetto di inaccettabili attacchi da parte dei manifestanti – ha sottolineato Casini – E’ sempre giusto manifestare, ma non si può assaltare la polizia per impedire un’opera pubblica indispensabile per il futuro dell’Italia”. Anche per il governatore Roberto Cota “la Tav è un’opera assolutamente necessaria per il Piemonte e per l’intero sistema Paese. Non si può confondere – ha spiegato l’esponente leghista – la posizione della Val di Susa con l’azione di violenti facinorosi. Le forze dell’ordine stanno facendo rispettare la legalità e – ha concluso Cota – a loro va il mio pieno sostengo e solidarietà”. All’esponente del Carroccio ha fatto eco Emma Marcegaglia: “La Tav è un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Europa e una infrastruttura importante per mantenere i collegamenti italiani a livello internazionale”, ha spiegato la leader di Confindustria, secondo la quale “un Paese come l’Italia, civile e democratico, non può permettersi la permanenza di un presidio come quello di Maddalena al di fuori della legalità“. Anche per il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, “lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari”.

Metalmeccanici in sciopero. La Fiom torinese riferisce, intanto, di “scioperi spontanei” registrati questa mattina in numerose fabbriche metalmeccaniche della Val Susa. “Lo sciopero – ha commentato Giorgio Airaudo, della Fiom – dimostra che il movimento è tutt’altro che minoritario e isolato. Solo chi ha la limitata visione non vede la partecipazione dei cittadini della Val di Susa in difesa del bene comune che è il loro territorio. La partecipazione in democrazia non può essere gestita dalle forze dell’ordine”. Della stessa idea l’Unione Sindacale di Base del Piemonte, che ha proclamato lo sciopero “immediato e a tempo indeterminato per tutti i settori di lavoro pubblico e privato per i Comuni della Val di Susa interessati dalla Tav”. In una lettera al Prefetto di Torino, Alberto Di Pace, si spiega che lo sciopero è stato proclamato perché “migliaia di agenti hanno di fatto militarizzato il territorio impedendo la normale viabilità”. Lo sciopero – continua l’Usb – è stato indetto “in solidarietà con la popolazione della Valsusa che resiste alla devastazione del proprio territorio contro la costruzione di un’opera del tutto inutile e dannosa“.

Raffaele Emiliano