Financial Times: Italia a rischio stabilità. Banche inadeguate

“Attraverso le loro banche, dovremmo conoscere loro. Il maggior rischio alla stabilità finanziaria dell’Italia è lo stato precario del suo settore finanziario”. È così che il Financial Times inizia un editoriale dedicato alle banche italiane, che, secondo l’autorevole quotidiano finanziario, oltre ad una debolezza dell’economia, pagano anche “propri difetti strutturali”.

Minaccia debito sovrano. La minaccia del debito sovrano al sistema creditizio italiano, per il quotidiano della City, “è decisamente reale”, visto che, dalle stime di Rbs Markets, i primi sei istituti nazionali detengono 200 miliardi, quasi il 13% del debito italiano in circolazione, ma anche “la percepita mancanza di capitale va tenuta in considerazione”. Ad eccezione di Unicredit e Intesa Sanpaolo, infatti, le altre banche soffrono di bassa capitalizzazione. “Il problema maggiore – aggiunge però l’editoriale londinese – è il loro modello di crescita a lungo termine”.

Crescita zero e banche di medie dimensioni. Il Financial Times ricorda che l’Italia è un Paese a crescita zero e ha troppe banche di medie dimensioni, che dovranno affrontare anni di margini ridotti e bassa crescita di prestiti. “Un governo riformatore potrebbe affrontarne le cause economiche. Ma potrebbero volerci anni prima che arrivi, così gli investitori farebbero meglio a sperare in una nuova tornata di fusioni. I problemi del settore potrebbero velocizzare il processo”.

Corte dei conti: “Serve crescita”. Sì alla riduzione della spesa pubblica, necessaria, ma basta con la logica dei tagli lineari, che non devono penalizzare la ripresa economica. È la Corte dei conti a sollevare tale osservazione nel giudizio sul rendiconto generale dello stato.
“La realizzazione del necessario contenimento della spesa corrente propone scenari quantitativamente ai limiti della sostenibilità. I tagli necessari per raggiungere il pareggio di bilancio sarebbero di dimensioni inconsuete: tra il 2012 e il 2014 la riduzione in termini reali sarebbe dell’8%,  al netto degli interessi”, sostiene il presidente di sezione Luigi Mazzillo. “La sostenibilità di un percorso così impervio – aggiunge – richiede la ricerca di strumenti in grado di recuperare condizioni per una crescita più sostenuta”. La corte critica quindi i tagli orizzontali e il crollo della spesa per investimenti, che “nel 2012 toccherebbe il valore più basso degli ultimi decenni”.

M.N.