Manovra: Tremonti incontra Berlusconi e Bossi

E’ l’appuntamento cruciale della giornata, l’avvenimento politico destinato a monopolizzare l’attenzione dei media nazionali. Intorno all’ora di pranzo, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, illustrerà la sua manovra al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al leader del Carroccio, Umberto Bossi, nel corso di un vertice blindatissimo che si terrà a palazzo Grazioli. La tensione è alta, con il responsabile dei conti pubblici consapevole della difficoltà del momento e i due interlocutori intenzionati a “scucire” al ministro qualche concessione importante. I ben informati dicono che si tratterà di una guerra di nervi, giocata sul filo dell’astuzia politica, nel corso della quale Tremonti potrebbe ritrovarsi isolato. Forse al tal punto da considerare preferibile rassegnare le dimissioni.

Una manovra attesissima – Il countdown è iniziato: intorno all’ora di pranzo, Giulio Tremonti incontrerà Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per rompere gli indugi sulla maxi manovra economica (quella di 43 miliardi in 3 anni) alla quale si è dedicato febbrilmente nell’ultimo periodo. Un provvedimento difeso strenuamente dal ministro, che non ha voluto concedere anticipazioni alla stampa. Di probabile c’è che il titolare di via XX settembre abbia continuato a battere sul tasto dell'”austerità“, convinto che il rischio collasso per il nostro Paese sia ancora dietro l’angolo e che il peggio non sia ancora passato.

Le richieste del Cavaliere – Premesse che non lasciano presagire nulla di buono. Non è un mistero che da tempo il Cavaliere sta incalzando il ministro dell’Economia chiedendogli un sollievo fiscale da concedere agli italiani. Il presidente del Consiglio, provato dalle ultime “sberle” elettorali, vorrebbe riconquistare un po’ dell’antico smalto onorando la promessa di non alzare più le tasse o, ancora meglio, di abbassarle. Una promessa consegnata ai suoi elettori qualche tempo fa e che adesso Berlusconi chiederà a Tremonti di mantenere. Accanto a lui ci sarà anche un agguerritissimo Bossi.

Le pretese di Bossi – Il leader della Lega aveva già annunciato, dal pratone di Pontida, la sua lista di richieste all’amico Giulio: riscrivere il patto di stabilità nazionale, facendo in modo di premiare i Comuni più virtuosi. In sintesi: non toccare gli enti territoriali né tanto meno le pensioni. Desiderata impegnativi, che – con ogni probabilità – faranno accalorare il ministro, spingendolo a ripetere ciò che da mesi va salmodiando: la crisi non è passata e dobbiamo tenere i conti in ordine perché ce lo impone l’Europa. I soliti beninformati sostengono che il vertice a palazzo Grazioli potrebbe trasformarsi nell’ultima apparizione di Tremonti come ministro. Se il super ragioniere dello Stato dovesse ravvisare nell’intesa Berlusconi-Bossi un muro invalicabile, non è escluso che chieda di rassegnare le dimissioni, abbandonando sul tavolo calcolatrici e tabelle.

Il match con i ministri – Se invece i tre riusciranno a trovare la faticosissima quadra, il ministro sarà invitato a illustrare i punti cruciali del suo provvedimento agli altri ministri, convocati nel pomeriggio. Un nuovo scoglio da superare per Giulio Tremonti, consapevole della scarsa popolarità presso i colleghi, a cui ha dovuto ripetutamente dire di no (in riferimento alle loro richieste di finanziamenti vari). Tra i più agguerriti, c’è chi ha dichiarato: “Lo metteremo con le spalle al muro“, convinto che l’unione possa fare la forza e possa costringere il titolare di via XX settembre ad aprire finalmente i cordoni della borsa.

Maria Saporito