Melania, Parolisi chiede incidente probatorio. Legali: Risposta al linciaggio

Salvatore Parolisi passa dalla difesa all’attacco. Un cambiamento di strategia per dimostrare di non avere nulla da temere, perché non sarebbe stato lui a uccidere la moglie Melania Rea, trovata cadavere il 20 aprile a Ripe di Civitella in provincia di Teramo.
I legali del caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno, gli avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, hanno depositato questa mattina al giudice per le indagini preliminari una richiesta di incidente probatorio. I due hanno definito l’iniziativa come un’azione atta ad “accertare davanti ad un giudice terzo luogo, ora e dinamica dell’omicidio di Melania Rea”.
Parolisi, che negli scorsi giorni era stato nell’occhio del ciclone per essersi avvalso della facoltà di non rispondere nel corso del primo interrogatorio da quando si trova nella posizione di unico indagato per l’assassinio, vuole vederci chiaro. A ribadirlo sono ancora una volta i due legali che hanno aggiunto come questa nuova mossa “dimostra la volontà di Parolisi di fare chiarezza sull’omicidio della moglie. E’ la migliore risposta alla montagna di accuse e calunnie, al linciaggio mediatico subito da Salvatore in questi mesi”.

Quando, dove, come – Le domande di cui si cercherebbero le risposte con l’incidente probatorio sono le stesse che da più di due mesi fanno scervellare chiunque si sia avvicinato al caso: dove è stata uccisa la vittima? Ma soprattutto dove si trovava Melania il giorno della scomparsa: a Ripe o a Colle San Marco, così come ripetuto incessantemente dal marito?
I dubbi riguardano anche i tempi in cui è avvenuto l’omicidio: la versione dei fatti proposta da Parolisi non combacerebbe perfettamente con i dati provenienti dalle analisi dei tabulati telefonici e da quanto raccontato da coloro che erano presenti a Colle dopo le ore 14 del 18 aprile.
Infine, anche in questo caso – come in quasi tutti i gialli di cui si fa fatica a giungere a una soluzione – manca l’arma del delitto: scomparsa, nascosta, custodita, non si ha nessuna notizia del coltello che trapassò per decine di volte il corpo della ventinovenne di Somma Vesuviana.

S. O.