Prostituzione minorile, inchiesta Flesh Market: altri sedici arresti

Flesh Market atto secondo. Ciò di cui parliamo non è il sequel di un’opera hollywodiana, ma qualcosa di ben più truce: in Calabria, gli sviluppi dell’inchiesta sulla prostituzione minorile, che lo scorso marzo portò all’arresto di otto persone, hanno fatto scattare le manette per altri sedici, tutti accusati di reati quali l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione minorile.
Gli arresti sono stati effettuati nelle città di Corigliano Calabro, Cassano Ionio, Rende e Rossano.
Costrette a vendere il proprio corpo anche bambine di dodici anni, mentre tra i clienti figurerebbero commercianti e imprenditori della zona, alcuni dei quali ritenuti ‘insospettabili‘.

Vittime diventate scout – A fare da contorno a una vicenda che, cose spesso accade in questi casi, si basava sullo sfruttamento di condizioni di disagio – economico e sociale – per reclutare nuove giovani da vendere, è un dettaglio particolarmente crudo: due delle vittime, una volta cresciute, si sono trovate a essere delle vere e proprie scout con l’obiettivo di coinvolgere nell’attività di prostituzione anche amiche e sorelle minori.
Stando a quanto scoperto dai carabinieri che hanno definito il tutto come “uno scenario agghiacciante“, i clienti erano disposti a pagare una somma extra nel caso in cui la ragazzina prescelta fosse alla sua prima esperienza sessuale.

Dieci mesi di indagini – Il lavoro degli inquirenti iniziò nel 2010 e, come già detto sopra, diede i primi frutti nel marzo scorso con i primi otto arresti. Queste ultime ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta del pm Emanuela Costa.

S. O.