F1, gli organizzatori dei Gp contrari ai nuovi motori

F1, protesta dei promoter – Il Consiglio Mondiale del Motor Sport ratificherà a breve la nuova proposta (strategica) della Commissione  tecnica FIA riguardo i motori V6 turbo da 1600 di cilindrata, un vero e proprio compromesso tra i V4 proposti dal presidente Jean Todt e le non tanto velate lamentele dei tifosi e costruttori (Ferrari e Mercedes in primis) poco propensi nel vedere motori così piccoli all’interno dei bolidi della F1. Eppure neanche questo importante cambiamento è riuscito a placare la polemica ed evitare un pericoloso trambusto nelle stesse basi che reggono tutto il sistema del circus iridato. Ad alzare i toni questa volta sono i vari organizzatori dei Gp in calendario, ufficialmente sul piede di guerra e totalmente contrari all’arrivo dei nuovi propulsori più piccoli ed attenti alle emissione di C02.

Questione di sound – I promoter delle varie gare in calendario (eccetto Cina e Corea) hanno firmato una lettera in cui minacciano di “rinunciare alla F1 e di ospitare la Indycar qualora il limite di giri dei nuovi propulsori dovesse essere inferiore ai 18.000 giri al minuto a partire dal 2014”. Non è quindi una questione di potenza o numero di valvole, bensì una strenua difesa del numero di giri che attualmente un motore di F1 raggiunge. La rivoluzione motoristica infatti comprende anche un cambiamento in questo settore con un abbassamento a 14 o 16 mila (il limite non è stato ancora chiarito). Ovviamente questo andrà ad influire sul suono degli scarichi, aspetto che gli organizzatori non vogliono in alcun modo perdere visto che il frastornante urlo delle vetture è ormai un marchio di fabbrica della massima formula.

Dura presa di posizione – Il direttore del circuito di Melbourne Ron Walzer, dichiara che la protesta è seria: “I circuiti non possono accettare questi motori. Il suono è parte del marchio. Deve rimanere come regime di rotazione a 18mila giri e deve mantenere lo stesso suono. Si scatenerà l’inferno e non se ne rendono conto. Se le squadre vogliono avere una guerra su questo fronte, stanno per ottenere la guerra più grande della loro vita. Non saranno in grado di introdurre il motore perché semplicemente le gare non ci saranno”. Una presa di posizione seria e dura conosciuta e condivisa anche dallo stesso Ecclestone, uno dei primi a sottolineare l’importanza del timbro dei motori. Cosa farà quindi la FIA? L’impressione è che all’orizzonte stanno arrivando decisi cambiamenti in merito, tranne che bisognerà aspettare l’evolversi della situazione. Quello che è certo è che la F1 non rimarrà né senza motori né senza circuiti.  

Riccardo Cangini