Serena Mollicone e Ilaria Palummieri: polsi legati e sacchetto di plastica

Il tempo, quello con la ‘t’ maiuscola, non è democratico: sembra che dia più importanza a certi istanti caricandoli di eventi e pregnanze, tralasciando nell’indifferenza gli altri. E’ come se i significati godessero di magnetismi particolari, capaci di raggrumarsi. O forse al tempo con la ‘t’ maiuscola non importa nulla di ciò che accade e tutto ciò non è altro che uno scherzo delle menti atto tenere a bada e dare un senso a quello con la minuscola.
Il duplice delitto di Milano, dove in meno di ventiquattro ore sono stati uccisi i fratelli Ilaria e Gianluca Palummieri e dei cui omicidi si è autoaccusato Riccardo Bianchi, continua a far discutere per i buchi che caratterizzano la ricostruzione dei macabri avvenimenti: il reo confesso pare non sapere il perché abbia agito contro quelli che considerava amici, né ricorda dove abbia preso e, una volta usata, riposto l’arma del primo delitto, quello di Gianluca.

Buste che volano – Ma nella tragedia di Cesano Boscone un particolare attira l’attenzione beffardamente specie dopo gli eventi accaduti a centinaia di chilometri di distanza, dieci anni prima, ma recentemente ripresi dalle cronache nazionali a seguito delle clamorose novità. Serena Mollicone e Ilaria Palummieri in comune non hanno nulla se non una tragica e prematura fine: quando la prima venne uccisa appena di, nel giugno del 2001, la seconda era ancora una bambina.
L’unico dettaglio – frutto delle coincidenze che il Tempo pare creare – sta nel modo in cui le due ragazze sono state uccise: entrambe con i polsi legati (nel caso di Serena anche le caviglie, ndr) ed entrambe uccise con un sacchetto di plastica in testa che ha risucchiato i loro ultimi aneliti di vita.
Il giallo attorno al caso Mollicone potrebbe aver intrapreso la strada che porta alla sua soluzione con l’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone, tra cui due carabinieri. La notizia è stata resa nota pochi giorni dopo il dramma vissuto da Gianluca e Ilaria. E sono solo scherzi del destino, ma è come se quel sacchetto di plastica utilizzato dieci anni fa ad Arce, in provincia di Frosinone, fosse volato via fin ad arrivare nel paesino alle porte di Milano, quasi a voler rinnovare il mistero.
Salutando con soddisfazione i passi avanti fatti nelle indagini per la morte di Serena, non rimane che augurarsi che per fare luce su quella di Ilaria, e del fratello, non passino altri dieci anni.
Il tempo, scrivetelo come volete, non sempre scorre in fretta.

S. O.