Meredith, Amanda festeggia in cella: Era la prova che mi serviva

La notizia è stata una di quelle che si aspettano con ansia, specie quando si è stati condannati in primo grado a ventisei anni di carcere perché ritenuti responsabili di un efferato omicidio. E Amanda Knox non si è fatta sfuggire l’occasione per sottolineare l’evento: seppur rimanendo in cella, la studentessa statunitense ha festeggiato con balli e canti i risultati delle perizie operate dagli esperti, nominati dalla Corte d’Appello di Perugia, sui due reperti su cui si poggia l’accusa: il coltello che, nel 2007, avrebbe ucciso l’inglese Meredith Kercher e il gancetto del reggiseno indossato dalla vittima.
Fino a ieri si era quasi certi del fatto che sulla lama dell’arma ci fossero tracce del sangue di Meredith, mentre nell’impugnatura resti del dna di Amanda; per quanto riguarda il reggiseno, lì si sarebbe trovato il codice genetico di Raffaele Sollecito, l’altro ragazzo imputato.

Errori – Per i periti, però, sarebbero stati commessi evidenti errori di trattamento dei dati da parte della Polizia Scientifica. La relazione depositata parla chiaro: “Non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica della traccia B (lama del coltello). Tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunità scientifica internazionale, relativa al trattamento di campioni Low Copy Number non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato sulla traccia B alla vittima Kercher Meredith poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile.

Le parole di Amanda – La studentessa americana avrebbe così commentato gli ultimi sviluppi del processo: “Finalmente, adesso mi crederanno, questa è la prova che serviva“.
Soddisfazione anche da parte dei legali dei due imputati. Se per l’avvocato Luciano Ghirga quello di ieri è stato “un colpo secco alla prova scientifica”, Giulia Bongiorno, che tutela gli interessi di Sollecito, ha aggiunto che quanto accaduto nell’Aula della Corte d’Appello “documenta in modo inequivocabile la serie nutritissima di errori compiuti in fase di repertazione e di interpreazione del dna“.

Familiari vittima – A parlare a nome della famiglia di Meredith Kercher, è stato il loro legale: “Desta sorpresa la categoricità delle valutazioni di questi periti. Conoscendo la lunga esperienza di tutti gli operatori della polizia scientifica e il livello di altissima professionalità dei consulenti che sono stati sentiti in primo grado, pensiamo che dei periti con assoluta inesperienza non possano essere così drastici. Lo chiariremo davanti alla corte d’Assise d’appello. Io in primo grado ho fatto una discussione senza parlare degli aspetti scientifici perché ci sono ben altre prove che dimostrano la colpevolezza dei due imputati“.

S. O.