Libia, Gheddafi: Se non si ferma la Nato, sarà una catastrofe

Gheddafi minaccia l’Europa – L’ex raìs è tornato stamane a parlare al suo popolo attraverso un discorso telefonico trasmesso nelle piazze di Tripoli e in diretta dalla tv di Stato libica. “Il popolo libico vincerà la sua guerra contro l’Occidente” ha affermato Muammar Gheddafi, mentre orde di sostenitori gioivano alle sue parole. Il Colonnello ha poi lanciato l’ennesima sfida alla Nato. Ritiratevi o sarà una catastrofe – ha affermato – Se lo decidiamo, possiamo portare lo scontro anche in Europa”. Un monito chiaro diretto soprattutto agli alleati e agli amici di un tempo, un avvertimento a fermare l’ingerenza in Libia onde evitare conseguenze peggiori.

Stessa moneta – “Un giorno vi risponderemo allo stesso modo e le vostre case diventeranno bersagli legittimi” ha duramente dichiarato l’ex leader libico, minacciando di vendicare le vittime causate dai due bombardamenti sbagliati della Nato. Tuttavia, l’Occidente ha ancora speranze di salvarsi, solamente a patto che smetta di “trattare con i traditori”, ovvero il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, e inizi a trattare direttamente con il popolo libico. La crisi infatti non durerà in eterno, ma terminerà presto poiché “tutto è in mano alla gente che è scesa in strada”. Sarà sufficiente che l’esercito fedele all’ex raìs ponga “al più presto fine alla battaglia” per ristabilire la democrazia libica.

Difendere la terra con la vita – “Non lasciamo la terra dei nostri avi – ha affermato Muammar Gheddafi – Siamo pronti alla morte”. È questo l’invito al suo esercito e all’intero popolo libico per prepararsi alla fine della guerra e riscattare le città prese in mano dai ribelli. “Marciare per liberare Misurata è l’imperativo: una volta riconquistato uno dei centri nevralgici della Libia, secondo il Colonnello, sarà più semplice tornare a far prevalere il proprio potere. Quindi, si fa sempre più dura la vita per i ribelli, poiché la resistenza di Gheddafi è sempre più dura e latitano i progressi sul territorio. Arrivati ieri a solo 80 chilometri dalla roccaforte di Tripoli, gli insorti sono stati rispediti indietro dal lancio di razzi. Frustrazione enorme: la situazione sembra infatti essere precipitata in una fase insolubile di stallo.

Emanuele Ballacci