Finalisti Premio Strega 2011: “La scoperta del mondo” di Luciana Castellina

Ha quattordici anni Luciana Castellina quando la partita di tennis estiva a cui sta giocando con la sua compagna di classe, Anna Maria Mussolini, viene interrotta dalla guardia in borghese che si occupa dei figli del Duce, nella grande villa di Riccione, perché il fascismo è appena caduto. E’ il 25 luglio 1943, una data cruciale per la storia del nostro Paese e per la crescita personale di quell’adolescente dei Parioli che, dall’agiatezza e dalla spensieratezza di un’infanzia fatta di affetti familiari e felicità, ben presto passa alla consapevolezza delle contraddizioni e dei dolori del mondo che la circonda. Un episodio, insieme storico e privato, che apre il diario che Luciana Castellina, militante politica ed intellettuale, fondatrice del “Manifesto”, parlamentare del Partito Comunista, scrive tra i quattordici e i diciotto anni, dal 1943 al 1948, per raccontare di una doppia formazione, sua personale e dell’Italia che, dopo anni di guerra, si riaffaccia finalmente alla vita. “La scoperta del mondo” (Edizioni Nottetempo) il titolo dell’autobiografia, nella cinquina dei finalisti al Premio Strega 2011, una lettura appassionante e rivelatrice, accompagnata da inedite foto d’epoca, in cui la freschezza della narrazione adolescenziale e il rigore della ricostruzione storica si fondono alla perfezione senza mai sovrapporsi. E così le idee politiche ancora confuse, tra l’educazione fascista ricevuta a scuola e l’antifascismo moderato della sua famiglia, assumono man mano una forma più decisa, pur senza prendere mai il sopravvento sui quei racconti personali unici. Allo stesso modo la Resistenza, lo sbarco degli americani, la fine dell’occupazione s’intrecciano ai primi amori e alla passione per la pittura di Carrà, Guttuso, Mafai, Picasso. Terminata la guerra, la curiosità politica si fa sempre più forte nell’autrice, il mondo nel quale è vissuta fino a quel momento diventa per lei improvvisamente soffocante, autoreferenziale. Non rimane altro che partire, allora, direzione Parigi, e poi Praga, il Festival della Gioventù, il comunismo internazionale, la Jugoslavia di Tito, dove Castellina va a ricostruire una ferrovia, sperimentando la fatica manuale ma anche l’emozione della condivisione. Ed è proprio la condivisione, la necessità di trasmettere alle nuove generazioni l’importanza di un passato da non ignorare, il motore che ha spinto la scrittrice alla pubblicazione del libro, con una speciale dedica ai nipoti, «perché si facessero un’idea di che cosa significava avere la loro età nei remoti anni Quaranta, quando niente era scontato e il mondo era ancora tutto da scoprire».

Valentina De Simone