Hemingway, a cinquant’anni dalla morte, “Una vita da romanzo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:05

Il 2 luglio 1961 Ernest Hemingway si toglie la vita nella sua abitazione di Ketchum, nell’Idaho. Ha sessantadue anni e da almeno tre anni soffre di manie di persecuzione che lo hanno convinto di essere spiato dall’FBI, compromettendo la sua stabilità psicologica. Ora a cinquant’anni dalla morte, una serie di iniziative celebrerà la memoria dell’autore de “Il vecchio e il mare”.

In autunno prenderà il via, infatti, un progetto ambizioso curato dalla Pennsylvania State University, che vedrà la pubblicazione di seimila lettere, al 90% inedite, di Hemingway. Diciotto volumi complessivi per coprire un arco cronologico che va dal 1907, quando lo scrittore ha solo otto anni, al periodo conclusivo della sua vita. Un’opera monumentale frutto di un complicato lavoro di ricostruzione che ha visto un team di specialisti, coordinati da Sandra Spanier, alle prese col difficile compito di ricostruire il contesto in cui sono state scritte le lettere, disperse fra varie sedi: oltre quaranta collezioni private e archivi e più di settanta biblioteche. Alla John Fitzgerald Kennedy di Boston sono conservate circa duemilacinquecento delle seimila lettere che verranno date alle stampe. Ad ottobre sarà pubblicato il primo tomo, con missive che arrivano fino al 1922, comprese anche le lettere dal fronte italiano e il periodo del ricovero all’ospedale della Croce rossa americana, in via Manzoni, ambientazione che pochi anni dopo avrebbe fatto da sfondo ad “Addio alle armi”. Dopo il primo tomo, sarà la volta del biennio 1923-1925, segnato dal soggiorno parigino di Hemingway e della sua prima moglie Hadley Richardson.

“Una vita da romanzo”, dunque, che ora Linda Wagner-Martin racconta in modo avvincente e documentato in un libro, edito da Castelvecchi, ricco di notizie e storie inedite per una full immersion nell’esistenza di uno dei grandi protagonisti del Novecento letterario. «Nella sua vita rimaneva la paura – scrive Linda Wagner-Martin – anche quella della decadenza fisica e soprattutto la paura di diventare qualcun altro. Il ricordo della sua ultima visita a Oak Park nel’autunno del 1928, con il padre irriconoscibile e prossimo al suicidio lo tormentava. Era quello il sangue che scorreva nelle sue vene».

Valentina De Simone