Manovra, fino a 380 euro il bollo per il dossier titoli. Al vaglio l’aliquota unica sugli investimenti

Tra le tante ‘sorprese’ contenute nella manovra spicca la stangata immediata per il dossier titoli, con un aumento da qui al 2013 fino a 380 euro per chi ha investito più di 50 mila euro. La stessa manovra, però, abbozza un progetto di riforma del settore che andrebbe a toccare tutti gli strumenti di risparmio, anche se i tempi di attuazione, in tal caso, saranno più lunghi. Solo a titolo di esempio possiamo citare la discesa dal 27% al 20% per l’aliquota sui conti correnti e i depositi online, notizia che non dovrebbe dispiacere agli italiani, e l’aumento dal 12,5% al 20% dell’aliquota sui rendimenti dei titoli, con le dovute eccezioni.

Il tetto dei 50 mila euro. Da quanto emerso ieri, fin da subito a tutti i titolari di deposito titoli verrebbe applicato un bollo ‘rinforzato’ sull’invio dell’estratto conto del dossier. Si passa a 120 euro l’anno (10 euro mensili), rispetto ai 34,20 attuali, da cui è esonerato solo chi possiede titoli e valori per cifre inferiori a mille euro. Per chi possiede patrimoni modesti e sceglie investimenti a basso rischio e rendimento, con un’inflazione in perenne ascesa, davvero una bella botta.
Qualche esempio potrebbe palesare meglio lo scenario che va delineandosi. Chi possiede 10.000 euro di Bot annuali, che oggi rendono l’1,50% al netto di tasse (12,5%) e commissioni (0,30%), riuscirebbe a stento a coprire la nuova richiesta del Governo, pari all’1,2% del patrimonio considerato. Degli interessi annuali, dopo questo vero e proprio superbollo, rimarrebbero 30 euro, di cui 18-20 vanno alla banca per la gestione del servizio. In tasca del risparmiatore, quindi, alla fine rimarrebbero circa dieci euro. Nel caso in cui il risparmiatore possieda 30 mila euro di Bot, i 120 euro rappresenterebbero ‘soltanto’ lo 0,4% del suo capitale, rosicchiando ‘solo’ un terzo abbondante dei 450 euro di interessi netti assicurati oggi dai Bot. Ma non è finita quì: dal 2013, inoltre, parte la seconda tornata, con un aumento a 150 euro per chi possiede fino a 50 mila euro di titoli e a 380 euro per chi supera la soglia dei 50 mila. Ai valori attuali, dunque, il risparmiatore con 10 mila euro sul deposito titoli restituirebbe in bolli tutto il rendimento del suo dossier.

L’aliquota unica al 20%. L’esecutivo, ancora, starebbe vagliando l’idea, attraverso una legge-delega, di un’aliquota unica al 20% su tutti i redditi da capitale, con qualche eccezione per i titoli di Stato e la previdenza complementare e il risparmio di lungo termine (che dovrebbero godere di qualche sconto ancora non definito). Si tratta di una percentuale fino a qualche tempo fa bocciata dallo stesso ministro Tremonti come provvedimento da ‘Rifondaroli’ e disincentivante gli investimenti in Borsa ogni volta che qualcuno osava fargli notare la forte differenza tra il ‘nostro’ 12,5% e il 20% e più in vigore mediamente in Europa.
Se i conti e i depositi, dunque, godranno di uno ‘sconto’ del 7%, gli investimenti in generale, con la probabile eccezione dei titoli di Stato, saranno tassati del 7,5% in più, con buona pace di quell’economia privata che avrebbe dovuto beneficiare del basso prelievo fino ad oggi previsto dal nostro ordinamento fiscale.

M.N.