Norma salva Berlusconi: La ritiro anche se sarebbe una legge giusta

Se sia stato beccato con le mani nella marmellata è questione di punti di vista, quel che si può dire con assoluta certezza è che le polemiche nate dall’aver scoperto la leggina introdotta nella più ampia manovra economica realizzata dal Governo, ha portato alla decisione da parte del Premier di ritirare quella che era sta già ribattezza norma salva-Berlusconi. L’ennesima iniziativa ad personam, per facilitare i rapporti del presidente del Consiglio con la giustizia.
Berlusconi ha oggi annunciato, con dichiarato malcontento, che la proposta sarà ritirata a causa dell’ostruzionismo fatto da chi avrebbe costruito “una vergognosa montatura“.

Risarcimenti bloccati – La norma prevedeva in origine la sospensione delle esecuzioni di risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro fino al pronunciamento della Corte di Cassazione, ovvero fino al terzo grado di giudizio. La legge sarebbe, guarda caso, tornata utile alla Fininvest della famiglia Berlusconi che a giorni attende la sentenza della Corte d’Appello sul risarcimento che dovrà versare nelle casse della Cir di De Benedetti per i fatti accaduti nella cosiddetta guerra di Segrate, con la sentenza sul lodo Mondadori a favore del gruppo di Berlusconi viziata da un episodio di corruzione del giudice Metta.
La sentenza di primo grado ha quantificato il danno subito da De Benedetti in poco meno di 750 milioni di euro. Una cifra da capogiro anche per la famiglia Berlusconi.

Montature – Questo il commento del Premier nell’annunciare il ritiro della norma: “Le opposizioni hanno promosso una nuova crociata contro questa norma pensando che, tra migliaia di potenziali destinatari, si potrebbe applicare anche a una società del mio gruppo. Si è prospettato infatti che tale norma avrebbe trovato applicazione nella vertenza Cir- Fininvest dando così per scontato che la Corte di Appello di Milano effettivamente condannerá la Fininvest al pagamento di una somma addirittura superiore al valore di borsa delle quote di Mondadori possedute dalla Fininvest. Conoscendo la vicenda ritengo di poter escludere che ciò possa accadere e anzi sono certo che la Corte d’Appello di Milano non potrá che annullare una sentenza di primo grado assolutamente infondata e profondamente ingiusta. Il contrario costituirebbe un’assurda e incredibile negazione di principi giuridici fondamentali. Per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata. Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa, in crisi perché colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura“.

Simone Olivelli