I Cake: miracolo a Milano

C’è una palla da discoteca come unico elemento decorativo del palco del Circolo Magnolia di Milano che ha ospitato il concerto meneghino dei Cake. Ed è proprio questa sfera dai mille giochi cromatici che ben rende l’idea dell’esperienza di cui può godere chi si cimenta tra il pubblico di un concerto della band di Sacramento. Mille giochi cromatici e luminosi come mille sfaccettature ha la musica che offrono questi californiani, abili e sapienti nel mischiare funk, jazz, country, pop e chi più ne ha più ne metta. Ma la solitaria sfera ben rappresenta anche il fatto che non è necessario alcun trucco per rendere più accattivante e coinvolgente il concerto dei Cake. Sono i cinque musicisti a riempire il palco con tutta la loro bravura tecnica e il ritmo che infiamma qualche centinaio di milanesi. E allora basta stare a guardare il front-man John McCrea che gioca col pubblico oppure concentrarsi sulle note del trombettista Vince Di Fiore, o ancora lasciarsi trascinare dal groove magistralmente costruito dal quintetto,  per appassionarsi a queste melodie atipiche, un poco strambe ma di godibilissima fattura.

Si passa dalle canzoni del nuovo album, Showroom of compassion, ad alcuni classici della band come Sheep go to Heaven, Rock ‘n’ Roll Lifestyle e la loro celeberrima cover di I will Survive di Gloria Gaynor. Lo spettacolo, diviso in due set con l’aggiunta del richiestissimo bis finale, scorre molto piacevolmente nonostante le zanzare e l’afa milanese. Come ricordato dallo stesso McCrea, un concerto dei Cake è una vera e propria “experience” a tutto tondo.

In uno scenario in cui, non di rado, capita di imbattersi in pessimi show di gruppi della scena alternativa considerate molto cool, i Cake rappresentano una piacevole eccezione. Nonostante siano rimasti una band di culto per non troppi intenditori e non abbiano incontrato, almeno qui in Italia, il successo che meriterebbero, i musicisti hanno ampiamente dimostrato la loro classe regalando a Milano un ottimo spettacolo.

Valeria Panzeri