L’arte contemporanea approda a Torino per la Biennale 2

Si trasformerà in una sorta di Biennale alternativa la città di Torino con la grande mostra che, da settembre a novembre, porterà nelle sale del Palazzo delle Esposizioni circa trecento artisti italiani non presenti, per diversi  motivi, tra cui lo spazio, nel Padiglione Italia della 54esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia.

Duemilaquattrocento artisti coinvolti – Un progetto ambizioso che nasce dalla volontà di creare un repertorio contemporaneo italiano «al di là delle mafie dei critici che si svegliano un mattino e ti segnalano un loro paladino mentre tutti gli altri devono restare fuori dalla mostre paludate come deficienti», ha commentato un soddisfatto Vittorio Sgarbi, curatore di Venezia, che ha presentato l’esposizione a Torino a fianco degli assessori regionali e comunali alla Cultura, Maurizio Braccialarghe e Michela Coppola. Un’iniziativa importante che si va ad aggiungere alle tante mostre regionali, sempre promosse da Sgarbi e collegate alla Biennale, che si sono inaugurate o si inaugureranno nei prossimi giorni, per un totale di circa duemilaquattrocento artisti in rappresentanza del variegato e complicato panorama dell’arte contemporanea italiana.

Polemiche e proposte – «Ida Giannelli, curatrice del Padiglione Italia due anni fa – ha continuato Sgarbi – fece la “fatica” di scegliere due artisti, Penone e Vezzoli, io ne ho scelti duemila, su segnalazione, da me richiesta, a duecentoottanta intellettuali e uomini di pensiero. Non per slancio iper democratico che non mi appartiene per carattere, ma perché volevo davvero avere una fotografia di cos’è l’arte contemporanea italiana oggi, quella vera, non quella dei critici e amici degli amici. Stiamo vivendo un momento epocale dell’arte – ha concluso il critico – anche perché i primi dieci anni dei vari secoli hanno segnato il passo dei secoli stessi, vedi l’inizio del 1300 con Giotto, del 1400 con Brunelleschi, 1500 con Michelangelo, 1600 con Caravaggio, 1700 con Tiepolo, 1800 con i romantici inglesi, 1900 con cubismo, futurismo e dadaismo. Ora tocca a noi, per favore non chiudiamoci in una stanza».

Valentina De Simone