“The Big 4”: l’esibizione di Slayer, Megadeth e Anthrax (photogallery)

The Big 4, Milano – Il caldo era davvero torrido ieri all’Arena Fiera di Rho. Anche alle 16.30, quando gli Anthrax hanno fatto il loro ingresso on stage dando ufficialmente il via alla prima edizione del Big 4 in Italia. Dopo di loro, rispettando una puntualità svizzera, si sono esibiti Megadeth e Slayer, spettacoli che il pubblico ha mostrato di gradire nonostante l’afa soffocante.

Anthrax e Megadeth – Le prime note di “Caught in a Mosh”, celebre brano di apertura degli Anthrax, risuonano alle 16.30 in punto. Il caldo è infernale ma la prestazione di Belladonna e soci è trascinante e in parte lenisce gli affanni della calura. Da principio senza Scott Ian, ma con Andreas Kisser in formazione, il combo americano sciorina metal che è un piacere. “Got the time” e “Madhouse” anticipano l’attesa “Indians”. Durante l’esecuzione, ecco arrivare sul palco anche Scott Ian, giusto in tempo per annunciare a squarciagola: “Milano, Wardance!”. E’ un delirio, adesso con tre chitarre sul palco il suond è ancor più rotondo e l’esibizione prende quota. Passando per brani quali “Only” e “Metal Thrashing Mad” si arriva alla conclusiva “I am the Law”. A seguire, ore 18, è la volta di Dave Mustaine e i suoi Megadeth. Il crescendo di “Trust” è il prologo di un’ora e un quarto di grande musica, in cui Broderick, Ellefson e Drover si muovono a proprio agio alle spalle dell’osannato Mustaine. Pochi brani recenti per la verità, la maggior parte dei pezzi proposti è attinta da vecchi dischi. Suonati tra gli altri anche “In my Darkest Hour”, “Hangar 18”, “She-wolf” e l’immancabile “Symphony of Destruction”.

Slayer – Nel complesso una prestazione positiva quella dei Megadeth, tecnicamente perfetti anche se la voce di Mustaine non è stata sempre all’altezza. Alle 19.45 è il turno degli Slayer con il loro riffing oscuro. La loro è una grande esibizione, con una setlist davvero degna di un festival importante come il Big 4. Peccato per l’assenza forzata di Jeff Hanneman, ma nel complesso il gruppo, attraverso brani leggendari quali “Raining Blood” o “Angel of death”, ha sfoderato una performance di tutto rispetto, scatenando in più di un’occasione un pogo selvaggio specie nelle prime file. Non trascurabile neanche l’energia di pezzi terrifici come le nuove “Hate Worldwide” e “Snuff” o le meno recenti “Dittohead” e “Black Magic”. Un piacere vedere gli Slayer suonare in questo stato di forma.

Rosario Amico

Fotografie di Pier Luigi Balzarini, in esclusiva per Newnotizie